Castellammare. Terremotati dal 1980: “Viviamo un inferno”

Castellammare. Terremotati dal 1980: “Viviamo un inferno”

Castellammare. Terremotati dal 1980: "Viviamo un inferno"

«Capiamo il dolore di chi ha perso tutto, lo viviamo da 36 anni perché per noi il terremoto non è mai finito». A parlare sono i residenti del quartiere meglio conosciuto come ex Aranciata Faito a Castellammare di Stabia. Sono 119 famiglie che vivono ancora nei prefabbricati realizzati dal Governo dopo il sisma del 1980 in Irpinia. «L’unica cosa che possiamo dire alle popolazioni colpite dal terremoto è che non ci sarà mai una ricostruzione, che le parole dei politici sono frutto del momento, che le istituzioni tra un po’ andranno via e loro dovranno essere capaci di cavarsela da soli: noi siamo l’esempio», spiegano aprendo le porte delle loro case. «Vedete questi prefabbricati, questi appartamenti? Sono stati costruiti nel 1985 attraverso la legge Zamberletti per dare un’abitazione a chi l’aveva persa durante il terremoto – raccontano – Erano omologati per 10 anni, perché nel frattempo si sarebbe dovuto procedere alla tanto abusata parola “ricostruzione”. Da allora di anni ne sono passati più di 30 e noi siamo ancora qui». E il segno del tempo si vede tutto: «Ci sono ringhiere che rischiano di crollare e siamo costretti a reggere con fili di ferro, pareti gonfie a causa dell’umidità, tubi arrugginiti che fanno uscire acqua rossa dai rubinetti e pavimenti divelti – continuano – I sistemi di scarico, ormai, sono completamente fuori uso e ogni qualvolta piove le cantine si allagano. Vivere qui è un inferno, chi ha avuto più fortuna è riuscito ad andare via. Ma chi allora perse tutto ed è dovuto ripartire da zero, oppure è andato in pensione non può permettersi di comprare una casa altrove». Tanti i tentativi di far sentire la loro voce: «Paghiamo regolarmente le tasse e l’affitto, abbiamo più volte chiesto di fare almeno una manutenzione di questi prefabbricati che sono scaduti – raccontano – Ci siamo sempre sentiti rispondere che il Comune non ha soldi. Ecco, alle popolazioni che ora sono state colpite dal terremoto possiamo dire un’altra cosa: le istituzioni si ricordano della gente solo quando ci sono le elezioni o le tragedie. Magari, per ricordarsi della nostra situazione, stanno aspettando che avvenga un’altra tragedia». E‘ la storia di un quartiere scaduto, dimenticato da tutti, dove 119 famiglie continuano a vivere nell’utopia di una ricostruzione che non avverrà mai. 


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