Gomorra. Scianel: “Donna Imma dovevo essere io”

Gomorra. Scianel: “Donna Imma dovevo essere io”

Gomorra. Scianel: "Donna Imma dovevo essere io"

Gomorra è anche questo. Popolarità. Cristina Donadio prova a nascondersi tra le stradine di Capri, ma “Scianel” è un personaggio troppo ingombrante per passare inosservato. «Eh sì, capita anche questo». Come nasce la sua avventura in Gomorra? «Di mestiere faccio l’attrice, pertanto entro nella vita degli altri. Mi avevano chiamato per fare un provino e interpretare il ruolo di Donna Imma, che poi è stato assegnato a Maria Pia Calzone. Stefano Sollima aveva per me un’attenzione quasi ossessiva, al punto da confessarmi che stava studiando un altro personaggio fatto su misura per me e dietro la porta c’era già Scianel che mi aspettava. E mi ha dato popolarità». A proposito di popolarità: una bella sfida tra Scianel e Donna Imma. «Scianel ha una sua forza particolare, perché è una donna che non vive di luce riflessa. E’ chiaro stiamo parlando di simboli che nella realtà non rappresentano buoni esempi. Scianel fa la scelta di scendere in campo per essere il capo dei capi. Al netto dell’orrore la definirei anche una post femminista». Lei individua qualche lato umano di Scianel? «Di umanità Scianel non ne ha affatto, dovendo mettere da parte ogni forma di umanità come tutti quelli che ambiscono a raggiungere il potere. Quando l’unico scopo di vita è il potere è normale assumere un atteggiamento cinico, senza scrupoli. C’è solo un momento in cui lei mostra un minimo di fragilità femminile quando parla con sua nuora in una scena molto amata dal pubblico e dice “Nennè, anche a me sarebbe piaciuto fare una vita indipendente ma dobbiamo svolgere il ruolo di madre e di moglie. Se volessimo sottrarci saremmo obbligate a forza di carocchie». Come si è calata in questo personaggio? «Quando ho dovuto recitare Scianel non sapevo da dove cominciare: un boss, una giocatrice di poker, ho aggiunto delle variabili che mi sono inventata: il modo di camminare, di guardare, di fumare e ho scavato nel profondo della mia anima, nei demoni che ognuno di noi ha dentro di se». Come spiega il grande successo di Gomorra. «La serie è stata venduta in 150 Paesi perché racconta la realtà. E poi c’è una forte tendenza per il pubblico a seguire le serie Tv». Molti dicono che rappresenti un’immagine deleteria per Napoli. «E’ un falso concetto. Potrebbe raccontare una periferia di qualunque grande città del sud del mondo. Avete mai fatto caso che il Vesuvio non viene mai inquadrato? Gomorra vuole rappresentare il malessere sociale che deriva dalla forte pressione della malavita che si chiami Camorra, Mafia o altro». E il teatro?«Per me un’esigenza primaria, anche se mi sono resa conto con il personaggio Scianel, che la televisione può darti una popolarità incredibile». Progetti futuri? «A parte “Gomorra” aprirò la stagione teatrale del Bellini con lo spettacolo  “Bordello di mare con citta”, scritto da Moscato circa 30 anni fa alla morte di Ruccello, prodotto dalla Compagnia di Luca De Filippo che prima di morire aveva espresso il desiderio di aprire la sua compagnia alla drammaturgia contemporanea di cui Moscato è uno degli esponenti». E il cinema? «Sto girando una commedia ambientata a Napoli. Ci sono due parrucchiere, una di Posillipo e l’altra dei Quartieri Spagnoli, una sorta di scontro di anime diverse di un’unica città con la regia di Stefano Incerti». Si ricorda da dove è partito tutto? «A Natale mio nonno organizzava la recita dei nipotini, un piccolo talent show. Quando arrivava il mio turno, suscitavo grande ilarità». Come si descriverebbe? «Generosa, caparbia, umile, molto profonda. La vita va vissuta a morsi perché è una sola e bisogna sempre alzare la testa, sorridere ed andare avanti».


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