Agguato alla Sanità, morto il fratello del boss

Agguato alla Sanità, morto il fratello del boss

Agguato alla Sanità, morto il fratello del boss

È morto questa mattina. Il cuore di Vittorio Vastarello, 42 anni, ha smesso di battere. Il fratello del boss Giuseppe, ucciso nella strage di via Fontanelle, è deceduto in ospedale dopo 48 ore di agonia. La salma, scortata da due Volanti della polizia di Stato, è stata trasferita nell’obitorio giudiziario. 

Cinque proiettili calibro 9x 21 esplosi in rapida successione. Uno solo dei quali è andato a segno. Cinque colpi esplosi da uno scooter in movimento. Chi ha premuto il grilletto mercoledì scorso contro Vittorio Vastarello era «una mano inesperta». 

A 48 ore di distanza, gli agenti della Mobile e del commissariato ‘San Carlo Arena’ tracciano un primo profilo dei sicari che hanno colpito un esponente della storica famiglia malavitosa Vastarella. Il commando era composto da giovanissimi, forse alla prima esperienza. Di qui l’incertezza nel colpire il bersaglio mobile. Mobile perché Vastarello ha tentato di trovare riparo infilandosi nel cortile di un palazzo in via San Vincenzo, strada che l’uomo stava percorrendo a piedi come faceva di solito. L’unico proiettile andato a segno ha raggiunto il 43enne ad una gamba e s’è rivelato fatale: la pallottola è ha colpito l’arteria femorale, lesione che i medici non sono riusciti a riparare. Vastarello è clinicamente morto, anche se è ancora attaccato al respiratore. Un agguato eccellente quello portato a termine l’altro ieri. Un agguato che ancora una volta colpisce i Vastarella. Il 22 luglio scorso la famiglia fu oggetto della strage di via Fontanelle in cui persero la vita Giuseppe Vastarello, fratello di Vittorio, e il cognato Salvatore Vigna, mentre altri uomini della famiglia rimasero feriti. L’azione di allora fu firmata dagli Esposito-Genidoni, i «barbudos», in guerra coi Vastarella per il controllo degli affari illeciti alla Sanità: sono state arrestate cinque persone per quella mattanza, tra le quali il ras Antonio Genidoni. E sui «barbudos» convergono, anche stavolta, i sospetti dei poliziotti.


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