Ucciso e sepolto, la difesa blocca il test sul guanto del killer

Ucciso e sepolto, la difesa blocca il test sul guanto del killer

Ucciso e sepolto, la difesa blocca il test sul guanto del killer

La bustina trasparente è ancora chiusa. Sigillata. Il suo contenuto è rimasto inviolato. Ieri mattina l’accertamento tecnico irripetibile disposto dalla procura sul guanto in lattice trovato accanto alla fossa in cui fu rinvenuto il cadavere di Vincenzo Amendola è saltato. Con un’istanza ad hoc depositata nelle scorse settimane, gli avvocati Leopoldo Perone e Antonio Rizzo hanno ottenuto il congelamento dell’esame. Un esame sul quale la Direzione distrettuale antimafia ha scommesso per provare a ridare solidità all’inchiesta che vuole Gaetano Formicola, il baby boss del ‘Bronx’ di San Giovanni a Teduccio, e il cugino Giovanni Tabasco colpevoli dell’omicidio del 18enne.

Pratica bloccata. Ma solo per ora. Gli avvocati degli indagati – scarcerati su questa inchiesta dal Riesame per carenza dei gravi indizi di colpevolezza – hanno risposto all’avviso dell’accertamento tecnico con una richiesta di incidente probatorio. La questione è tecnica: l’accertamento sollecitato dal pm antimafia Antonella Fratello l’avrebbe svolto la Scientifica, dunque una persona incaricata dalla procura. Con l’incidente probatorio, invece, l’esperto che esaminerà il guanto sarà nominato da un giudice: si tratterà, detto fuor di giuridichese, di una persona ‘terza’ rispetto alle parti coinvolte nell’indagine. Il risultato dello ‘scontro’ sulla modalità di analisi del guanto, per ora, è che si dovrà attendere ancora prima di capire quale direzione prenderà l’indagine. Un’indagine zoppicante. Formicola e Tabasco sono stati accusati di aver commesso l’omicidio da un loro ex amico, Gaetano Nunziato, che pure s’è accusato di aver assistito al delitto e di aver poi aiutato i compagni a sotterrare il corpo di Vincenzo Amendola nella zona di campagna nei pressi di viale 2 giugno a San Giovanni dove la vittima è stata ritrovata. Sulla scorta delle dichiarazioni di Nunziato la procura aveva chiesto ed ottenuto l’arresto di Formicola e Tabasco. Ma il Riesame ha rimesso in discussione la solidità dell’impianto accusatoria spiegando che alle accuse del pentito (ritenuto attendibile) non facevano da contraltare altri elementi che collocassero con certezza Formicola e Tabasco sulla scena del crimine. Mancanza di riscontro individualizzante, si dice in gergo. Ebbene, per la procura quel riscontro era dato da una serie di dialoghi telefonici – intercettati – intercorsi tra Nunziato e i due indagati nei giorni seguenti alla scomparsa di Amendola. Dalle conversazioni emergeva una forte preoccupazione di Formicola e Tabasco per l’allontanamento improvviso di Nunziato, preoccupazione che la procura ritiene essere il frutto del timore che Nunziato potesse pentirsi e svelare la verità – cosa poi accaduta – sulla morte di Amendola. Il punto è che questa chiave di lettura della procura non è sorretta da un riferimento esplicito alla scomparsa del 18enne. Di qui la valutazione del Riesame che ha spezzato le gambe all’indagine e ha ridato la libertà a Formicola (detenuto per altro) e Tabasco. C’è di più: a mettere il sigillo sulla decisione del Riesame ci ha pensato anche la Cassazione cui la procura si era rivolta per ottenere l’annullamento della scarcerazione degli indagati. Proprio la decisione della Corte Suprema ha spinto la procura a cercare un altro elemento di riscontro ai racconti di Nunziato: con la conferma – definitiva – dell’annullamento della misura cautelare, c’è il rischio che, in caso di processo, un giudice possa allinearsi alle valutazioni favorevoli agli indagati bruciando così definitivamente ogni chance del pm di arrivare a una sentenza di condanna.

 


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