Lutto nel mondo del calcio: muore Nenè, uno degli eroi dello scudetto

Lutto nel mondo del calcio: muore Nenè, uno degli eroi dello scudetto

Lutto nel mondo del calcio: muore uno degli eroi dello scudetto

 Se n’è andato, nella notte, uno dei simboli ed eroi del leggendario scudetto del Cagliari 1970. Claudio Olinto de Carvalho, meglio conosciuto come Nené, si è spento all’età di 74 anni dopo una malattia. Ma il suo ricordo tra i tifosi rossoblù resta indelebile. Simbolo di un calcio che non c’è più, amatissimo dal pubblico per le sue grandi doti tecniche ma anche per le qualità umane. “La società lo piange con grande dolore e ricorda il valore di un eccezionale calciatore e di un uomo buono e generoso dal comportamento esemplare, dentro e fuori dal campo di gioco”, recita la nota del club sardo.311 gare e 23 reti in maglia rossoblù in Serie A, record di presenze per un calciatore straniero del Cagliari: questo il curriculum del brasiliano, che arriva in Italia nel 1963 dal Santos, dove gioca insieme ad un certo Pelé e vince un campionato paulista, due Coppe Libertadores e una Coppa Intercontinentale. Inizialmente, ‘fresco’ dell’oro vinto con il Brasile ai Giochi Panamericani, si accasa alla Juventus, scovato da Boniperti che lo vede all’opera in un’amichevole al Comunale. In bianconero Nené resta però una sola stagione anche per la non facile coesistenza in campo con Sivori. In ogni caso i torinesi, qualche anno dopo, proveranno invano a riprenderselo. Nel 1964 Nenè approda in terra sarda per 600 milioni di lire. E con le sue inarrestabili cavalcate, i suoi impeccabili cross, è tra i protagonisti, con Riva, Albertosi, Cera, Greatti, la guida di Manlio Scopigno, dell’indimenticabile cavalcata 1969-1970, culminata con la conquista dello storico tricolore. In rossoblù resta 13 stagioni ed appende le scarpette al chiodo nel 1976. Il brasiliano veste anche brevemente, con i compagni del Cagliari, la maglia degli statunitensi Chicago Mustangs nel 1967. Conclusa la carriera da giocatore, Nené inizia con quella da tecnico delle formazioni giovanili. Guida la Primavera della Fiorentina, torna a Cagliari e a fine anni Ottanta lavora per la Juventus seguendo il vivaio e poi come osservatore. Il suo nome, però, rimane indissolubilmente legato alla ‘sua’ Sardegna, dove tornerà a vivere fino alla fine dei suoi giorni.


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