Dimenticato il Museo del calcio: al posto di Maradona il degrado

Dimenticato il Museo del calcio: al posto di Maradona il degrado

Dimenticato il Museo del calcio: al posto di Maradona il degrado

Doveva ospitare i cimeli del Calcio Napoli. Questo, nelle intenzioni del patron della società sportiva, che lo aveva annunciato due anni fa. Invece oggi di quel progetto non si sa più nulla e soprattutto ciò che resta della chiesa sconsacrata è solo degrado e abbandono. A partire dalle erbacce e dal catenaccio che sbarrano il cancello d’ingresso in via Medina. È la chiesa di San Giorgio dei Genovesi, concessa in comodato dalla Curia di Napoli all’Università Parthenope, che oltre ad avere funzione di cappella universitaria, è sede delle sedute di laurea e di attività seminariali e culturali, nonché di mostre e convegni. Un luogo di culto che si estende su di una superficie complessiva interna di 644 metri quadri, più la superficie del sagrato che è di altri 342 metri quadri, e che ha sede alc civico 55 di via Medina. Per anni la chiesa ha rappresentato, nel contempo, un punto di incontro e di fruizione per tutte quelle entità: movimenti e gruppi culturali che abbiano influenze determinanti nello svolgimento delle attività istituzionali di ricerca e di didattica. I lavori di restaro avviati grazie al Sovraintendente Giuseppe Zampino dovevano riportare il complesso monumentale al suo antico splendore. Invece oggi tutto è simbolo di abbandono. Come denuncia Francesca Marone, del movimento Solo Napoli e docente di Educazione all’immagine del corso di Management del Patrimonio culturale alla Federico II: «Questa chiesa, come tante altre, rappresenta un patrimonio inestimabile nella città di Napoli, specie perché si trova al centro di un circuito turistico tra la zona del mare e il cnetro storico. Custodirne la storia del Calcio Napoli sarebbe stato un modo per valorizzare la memoria del luogo, oltre che affidarne la gestione a enti pubblici, Atenei universitari e associazioni. La mia proposta è di mettere a sistema questo luogo e renderlo fruibile sia ai turisti che ai napoletani, piuttosto che tenerlo chiuso e inaccessibile».

 

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