Il racconto di Palermo-Napoli in 8 capitoli da “Ragazzo, tu vai in panchina” al “Chiattone”

Il racconto di Palermo-Napoli in 8 capitoli da “Ragazzo, tu vai in panchina” al “Chiattone”

Il racconto di Palermo-Napoli in 8 capitoli da "Ragazzo, tu vai in panchina" al "Chiattone"

PROLOGO – “TU VAI IN PANCHINA”

 “Tu resti fuori ragazzo, mi servi in Champions”, dice Maurizio Sarri a Dries Mertens. Il folletto belga se ne va in panchina con Allan e Hysaj, in sostanza in buona compagnia, mentre la speranza riempie il cuore di Maggio, che torna titolare e Zielinki, al debutto dal primo minuto. Le scelte del prof Sarri non lasciano dubbi, perché preparare la partita sugli avversari è praticamente impossibile. Roberto De Zerbi, allenatore rosanero, arriva da Foggia dopo aver sfiorato Crotone e Benevento in estate, ma in Daunia non l’hanno accontentato, ha preso la valigia e ha accettato l’offerta di Zamparini, presidente sempre più fantasma di un Palermo che avrà pure Diamanti, ma tanta, tanta sabbia grezza intorno.Torna titolare Insigne, non vuole sentirsi dire che è venale, ma la sua capigliatura merita qualche insulto in più rispetto a chi se l’è presa per la sua richiesta di aumento e forse dimostra la voglia di mettersi alle spalle un periodaccio. 

CAPITOLO 1 – LA RINASCITA

Chi parte forte è Christian Maggio, doveva andar via, è rimasto orse anche a dispetto dei santi. Vuole mettersi in mostra, da anni non è più lo stesso. E gli anni passano. E poi non c’è Walteraccio che lo stimola, che giocando a tre lo costringe a chiudere le diagonali e ad esaltarsi. Con la difesa a quattro è un altro giocatore, ma ai terzini non si chiede mai grande qualità, a meno che non si chiamino Maicon. Ci mette il cuore, va sempre in profondità e dimostra di essere in forma come non lo era da anni. La sua è una sorta di rinascita, un modo per riprendersi un posto importante nella rosa azzurra, ma soprattutto nella fiducia di Sarri. Sì, perché dopo Palermo sia Sarri che la piazza ora si fidavano di maggio. 

CAPITOLO 2 – UN MURO NERO

Talvolta usa la leggerezza Kolulibaly. Si deconcentra, oppure si specchia in se stesso, nella sua capacità di saper sempre recuperare in tutte le situazioni. Perde palla e va a riprendersela, perde l’uomo e va a recuperarlo. Si fida delle sue capacità e fa bene, perché può essere tra i difensori più forti al mondo, gli manca forse l’ultimo gradino, quella della sicurezza che hanno i vari Sergio Ramos, Piquè o Hummels. Un gigante che sa anche regalare qualche brivido quando esce palla al piede e dà la sensazione di allungarsela, però con quelle grandi leve ci arriva sempre.  

CAPITOLO 3 – “REGALAMI ATTENZIONI”

Lorenzo si fa vedere, è attivo e ogni volta che il capitano ha il pallone chiede il passaggio giusto per gettarsi in area palla al piede. Sa più di tutti che giocare titolare a Palermo significa non essere la prima scelta di Sarri. Al suo allenatore luccicano gli occhi quando va a prendersi quel pallone nella sua area di rigore; mentre Embalo decide sul da farsi, Insigne arriva con la determinazione e la cattiveria giusta, spinge l’avversario “regolarmente” riprendendosi un pallone che scottava troppo. Dopo aver ascoltato Sarri nell’intervallo gioca più per la squadra e regala anche un assist a Callejon, da napoletano quando parte quel suo cross pronuncia sottovoce “Tiè, segna…”, tanto è perfetto quel pallone che Callejon di testa mette in rete.

CAPITOLO 4 – IL PESO DELL’EX

Milik è un ragazzo coraggioso. Sa quello che vuole e sa cosa fare. Tatticamente incarna quasi la perfezione dei movimenti della prima punta e forse, proprio quella perfezione, lo rende un giocatore prevedibile. Poche ore prima Gonzalo ha segnato due gol e lui si sente come uno che si è fidanzato con una ragazza mollata dall’ex: deve fare il massimo per far scoccare l’amore. Il massimo non sempre gli riesce e i rimpianti, si sa, nella vita sono un fattore naturale. Esce di scena in maniera triste, lasciando il posto all’altro contendente, quel Gabbiadini che aveva la valigia pronta, che ha trascorso ore nella stanza dell’avvocato per il divorzio e poi, per una questione anche di opportunità ci ha ripensato e adesso deve riprendersi i suoi spazi. 

CAPITOLO 5 – LA BELLEZZA NON BASTA

Maurizio Sarri ha lo sguardo perplesso quando scende negli spogliatoi nell’intervallo. Il suo Napoli cerca troppo la giocata, ma è poco cattivo, non picchia, cerca sempre lo stesso movimento in avanti. Insigne deve rientrare e dribblare, Callejon si intestardisce nei contromovimenti, Milik fa a sportellate pregando per qualche palla alta che arrivi dalle fasce. Scuote la testa il prof Sarri e trova anche le soluzioni e una di quelle è la richiesta a Ghoulam sci arrivare sul fondo, mentre Hamsik e Insigne lavorano per fargli spazio. Inoltre, Callejon e Insigne diventano attaccanti veri e non esterni, dando più soluzioni nell’area del Palermo dopo i cross.

CAPITOLO 6 – L’INCORNATA DA CORRIDA

Lo spagnolo Josè Maria Callejon segna un’altra doppietta. E’ il suo momento. Quattro reti nelle ultime due partite. Non solo è prezioso, ma segna pure. E tanto. Segna i gol di Higuain che mancano e uno lo realizza incornando il pallone, facendogli toccare terra per disorientare il portiere. Callejon è un protagonista silenzioso, che sa muoversi per far spazio ai compagni e poi compare all’improvviso sul secondo palo per metterla dentro. Sa fare il lavoro sporco e prendersi il bottino, costruire e finalizzare.

CAPITOLO 7 – IL SEGNALE

Se qualcuno è più forte di te devi dimostrargli di non aver paura. Il Napoli sta gonfiando il petto di fronte alla Juventus che scende in campo prima e che ha due punticino di vantaggio. Alla terza giornata la classifica non conta, ma la guardi. Spulci le statistiche e quelli davanti a te sembrano insuperabili, animali indomabili che hanno trovato il loro grande protagonista. E la differenza sta lì, non nel gioco. Sembra di stare già a rincorrere, di dover spingere subito al 100%, senza potersi mai fermare. Però la Juventus un difetto lo dovrà pur avere, un suo tallone d’Achille, che al momento maschera bene. Ma la strada è lunga, tanto lunga. 

CAPITOLO 8 – MA IL CHIATTONE…

Il finale di questo mini-romanzo è di Gonzalo. Lo chiamano chiattone a Napoli, per la sua prima uscita con tanto di pancetta nella prima amichevole con la maglia della Juventus. Ma ciò che combina nei primi 10’ controlli Sassuolo sono le ferite più terribili che può inferire ai napoletani. E’ felice nella sua nuova vita, si diverte e segna. Per chi diceva che è chiatto (termine napoletano per evidenziare persone che hanno qualche chilo di troppo), per chi diceva che la Juventus non avrebbe giocato per lui, per chi non diceva nulla e si limitava a un “vedremo”. Gonzalo c’è, ed è il nemico numero uno del Napoli. 


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