Terrore a Forcella: i nuovi “muschilli” contro cittadini e turisti

Terrore a Forcella: i nuovi “muschilli” contro cittadini e turisti

Terrore a Forcella: i nuovi muschilli contro cittadini e turisti

Lo sguardo è sfacciato, come le occhiate che lanciano a chi osa sfidarli e a ribellarsi ai loro soprusi. Ma loro, incuranti, terrorizzano le vittime con un rombo di motore, uno schiaffo o, peggio, uno sputo. Quando non si dedicano alla loro attività principale: gli scippi ai danni di napoletani e turisti. Sono i nuovi “muschilli” del centro storico, quelli che oggi – come trent’anni fa – erano i protagonisti di tanti articoli di Giancarlo Siani (il cronista ucciso dalla camorra a 26 anni il 23 settembre 1985). I baby delinquenti spadroneggiano in sella a scooter elettrici nei vicoli di Forcella e Porta Capuana. È qui, all’ombra del vecchio Tribunale, che ragazzini tra i 12 e i 13 anni sono diventati il terrore di cittadini e stranieri che si riversano tra le strade dei Decumani per visitare chiese e monumenti. Un fenomeno che sta crescendo di giorno in giorno e sta diventando sempre più preoccupante, specie perché non ci sono controlli. «Questi minorenni si atteggiano a boss – tuona Armando Simeone, portavoce del Comitato Lenzuola Bianche di Forcella – e hanno invaso strade, piazze e vicoli del centro storico con motorini elettrici di importazione cinese, che costano intorno ai 700 euro, non hanno assicurazione, nè targhe e sui quali i ragazzini vanno senza casco. Cosa fanno? Vanno ogni giorno avanti e indietro lungo le strade e incutono timore ai passanti, che spesso finiscono vittime di scippi e aggressioni». Le scene che si vedono in via Carbonara, via Pietro Colletta e via Tribunali – zone dove c’è la massima diffusione del fenomeno – sono sempre le stesse: turisti presi a schiaffi e sputi, oltre che insultati e scippati dai baby centauri che li sbeffeggiano. Senza che, ovviamente, vi siano controlli. «Sono gli stessi che fino a pochi mesi fa invadevano via Pietro Colletta con gare di scooter notturne, disturbando la quiete pubblica – fa notare Simeone – e per i quali abbiamo più volte chiesto a prefettura e questura di intervenire. Ma il problema è che, puntualmente, ritornano perché sanno di rimanere impuniti data la giovane età».

 

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