Milik, il gigante concreto tra il narcisismo dei compagni

Milik, il gigante concreto tra il narcisismo dei compagni

Milik, il gigante concreto tra il narcisismo dei compagni

Che bello il Napoli. Talmente bello che quasi si perde nel devastante narcisismo calcistico il quale, fortunatamente, colpisce solo quando di fronte hai squadre come il Bologna capaci di sbagliare il più delle volte quando si muovono in blocco in difesa. Nel calcio, però, l’albo d’oro di quale sia la squadra più bella di una competizione a fine stagione non l’hanno inventato e alla storia per lo spettacolo offerto ne sono passate ben poche di formazioni, le ultime targate Sacchi e Zeman. Neanche l’Inter del Triplete di Mourinho giocava bene come questo Napoli, che va sempre sul velluto, alla ricerca della giocata, che si muove in velocità, che aggredisce gli spazi quando parte senza palla e che, purtroppo, in alcune occasioni si perde negli ultimi 20 metri, tra esterni e centrocampisti che cercano tiri impossibili e una prima punta, Gabbiadini, che sembra essere uno lontanissimo dal resto della squadra. Uno spettacolo per gli occhi, ics, cerchio, quadrato e triangolo, L1 e L2, un joypad che si muove alla perfezione sulle mosse abilità, ma che quando deve caricare il tiro decisivo s’inceppa e sbaglia la mira. 

Che bello questo Napoli, ma poco concreto, anche se mai in affanno. Si complica la vita da solo perché il Bologna non ha né mezzi e né idee per farlo, però tra un tiqui taka e un tiro al volo perde la capacità di chiudere subito la partita, senza concedersi la possibilità di riposarsi fisicamente e mentalmente un po’ di più in vista della partita di mercoledì in trasferta contro il Genoa.  Poi accade che la bellezza sfiorisca, che le rughe della fatica di Champions compaiano inesorabili e che Reina, l’idolo della folla, non veda un missile di Verdi. Bello sì, ma la concretezza?  

Sta in un gigante polacco la concretezza azzurra, nel lancio di Hamsik che lo mette a tu per tu con la porta e nella sua idea di scavalcare il portiere con un pallonetto. L1+L2 torna a funzionare, il joypad ha ricaricato le pile, il Bologna si disconnette dalla partita. E Milik, lascia partire un tiro concreto, potente, diretto, che chiude i giochi. 


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