Juventus e Napoli, volti nuovi e vecchie sfide

Juventus e Napoli, volti nuovi e vecchie sfide

Juventus e Napoli, volti nuovi e vecchie sfide

La stagione di serie A 2016-17 non sara’ o non dovrebbe essere, come nelle previsioni, un monologo bianconero. Piu’ probabilmente, come per buona parte della scorsa stagione, un nuovo duello Juve-Napoli. Dopo appena 6 giornate di campionato e’ gia’, infatti, mini-fuga delle 2 squadre italiane impegnate in Champions. Con dietro tutte le altre ad inseguire come Inter, Roma, Lazio, Milan e Fiorentina compresa, dal momento che i viola devono recuperare una partita. La Juventus ha messo su uno squadrone per affrontare ”tranquillamente” il doppio impegno e cercare di arrivare il piu’ lontano possibile in Europa; il Napoli ha rafforzato molto le seconde linee, soprattutto a centrocampo, vedi i vari Diawara, Zielinski e Giaccherini. La stessa Inter, che a maggio vantava un gap di 15 punti sui partenopei e di 13 sulla Roma, e’ intervenuta pesantemente sulla parte nevralgica del gioco, acquisendo Mario Rui, Banega, Gabigol e Candreva. Settore dove, invece, proprio i giallorossi hanno perso Pjanic e Keita senza trovare contropartite di analogo valore. Il campo non perdona e se sulla carta Spalletti e compagni potevano ambire (insieme al Napoli) al ruolo di anti-Juve, la dura realta’ dei fatti impone di ripensare gli obiettivi. Ne’ possono essere considerati alibi seri, al di la’ di qualche infortunio, le uscite di Ilary Blasi sull’allenatore. Il campionato italiano non possiede la velocita’ di quello inglese o tedesco, ne’ la tecnica di quello spagnolo ma resta, almeno sotto il profilo fisico e tattico, il torneo piu’ ”difficile” del mondo. Per vincerlo servono squadre ”costruite” con logica e alternative ai titolari molto valide. Juve e Napoli sembrano rispondere a queste elementari necessita’ meglio di tutte le altre. E sono club, peraltro, che hanno anche un’ottima e chiara governance societaria, il che non guasta pure ai fini dei risultati sportivi. Le vittorie, i piazzamenti non avvengono per caso: sono frutto di programmazione e ”sapienza” calcistica. Ci sono valori (i giocatori forti) e meriti (l’impegno sul campo) ma quasi mai sganciati da un’ organizzazione d’assieme che e’ alla base del successo nello sport come nella vita lavorativa.


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