GALIGANI. Avellino, la trama di un film dell’orrore

GALIGANI. Avellino, la trama di un film dell’orrore

Avellino, la trama di un film dell'orrore

Avellino calcio. Prendo lo spunto da una fertile battuta del patron Walter Taccone. Un inizio di stagione da horror. Tanto è negativa, non mi riferisco soltanto alla vicenda sportiva, che peggio non l’avrebbe mai immaginata neppure il più pessimista degli sceneggiatori.

Sul campo un avvio di campionato disastroso. Dopo sei giornate gli uomini di Mimmo Toscano sono relegati, in solitudine, all’ultimo posto della classifica. Tre soli punti. Nessuna vittoria. Sette gol al passivo. Soltanto due quelli messi a segno. Anche Castaldo, solitamente prolifico sotto rete, sembra aver smarrito la via della porta. Con l’aggravio che un infortunio alle costole lo sta recentemente tenendo lontano dai terreni di gioco. Ardemagni, l’ultimo arrivo, che aveva il compito di togliere le castagne dal fuoco sembra essersi bruciato le dita ancor prima di cominciare.

Come recita quel detto i “guai” non arrivano mai da soli, è di ieri la notizia del deferimento dell’Avellino, richiesto dalla Covisoc, al Tribunale Federale dello Sport. Gli irpini non avrebbero ottemperato, entro la data del 26 giugno scorso, agli obblighi finanziari assunti nei confronti del Fulham inerenti alla cessione di Trotta al Sassuolo. Il trasferimento, secondo quanto risulta dai documenti ufficiali, portò nelle casse dell’Avellino 1,2 milioni di euro.

Il club inglese ha sempre sostenuto che quella cifra era irrisoria e che il trasferimento aveva fruttato agli irpini quantomeno il doppio. Da qui il sorgere di un contenzioso che solo la bravura di Eduardo Chiacchio aveva fatto chiudere bonariamente, lo scorso 6 luglio, in una udienza tenutasi a Losanna.

Ora sono intervenuti gli Organi sportivi italiani addetti al controllo che hanno deciso per il deferimento. Le norme, in casi del genere, prevedono sanzioni che partono dal minimo di un punto di penalizzazione. Un “minimo” appunto. Bisognerà verificare se il nuovo Procuratore Federale della Federcalcio, l’ex Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, vorrà uniformarsi, o meno, ai comportamenti ed alle richieste del suo predecessore Palazzi. Come si vede piove sul bagnato, come si usa dire.

Senza dimenticare che nello scorso mese di maggio, a seguito di una indagine della Dia di Napoli sul clan “Vanella Grassi”, venne alla luce che due partite dell’Avellino, della stagione 2013/14 erano finite sotto la lente d’ingrandimento. Il calciatori Izzo, allora tesserato per i biancoverdi, e Millesi sarebbero stati coinvolti in operazioni di illecito sportivo. Izzo, nipote del fondatore di quel clan camorristico, sarebbe stato l’anello di congiungimento. Lo stesso Izzo, che Antonio Conte aveva convocato per uno stage della nazionale azzurra di calcio, sarebbe stato nuovamente sentito sull’argomento, lo scorso mese, per un approfondimento d’indagine. Millesi, nel finale di quella stagione, fu messo repentinamente fuori rosa dalla società, apparentemente senza motivazioni ufficiali. Si seppe, solo successivamente, che aveva nascosto del denaro, probabile frutto di una combine, sotto un materasso e che lo avrebbe mostrato ad un suo compagno di squadra nel tentativo inutile di coinvolgerlo nella vicenda.

Le indagini, penale e sportiva, sono tutt’ora in corso. Non è dato conoscere i tempi di esecuzione. Se le responsabilità fossero accertate i calciatori rischiano, dal punto di vista penale, l’imputazione per il reato di partecipazione esterna ad associazione mafiosa e l’inibizione a tempo per quanto attiene i risvolti sportivi. L’Avellino calcio, ove fosse accertata la sua responsabilità oggettiva, rischia un provvedimento che va dalla sanzione pecuniaria (pesantissima) alla penalizzazione di punti in classifica.

Non un film da horror, come accennava il patron Walter Taccone, ma nemmeno la dolce trama di una commedia all’italiana. Il presente dell’Avellino Calcio non è certamente roseo. Il futuro si prospetta più che nebuloso. Con una squadra che arranca nel fondo della classifica ed una società che evidenzia alcune battute a vuoto. Nelle finanze e nei regolamenti. Occorre un bravo “pilota” che sappia condurre entrambe fuori dal guado. Un’impresa che richiede polsi d’acciaio.

Li possiede Walter Taccone?


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