GALIGANI. Salernitana-Benevento, Sannino sotto esame e la tesi dei “due feriti”

GALIGANI. Salernitana-Benevento, Sannino sotto esame e la tesi dei “due feriti”

GALIGANI. Salernitana-Benevento, Sannino sotto esame e la tesi dei "due feriti"

Domani pomeriggio scende all’Arechi il Benevento. Una partita dai mille contenuti. Campanile, classifica, tattica, pubblico e folclore fanno della contesa il clou della ottava giornata del campionato di serie B. Ammirevole, in settimana, il gesto di amicizia  di una rappresentanza di tifosi beneventani che hanno presenziato alla partita del “cuore”, disputata a sostegno di Francesco, un bimbo salernitano afflitto da grave malattia. Tra la squadra di Sannino ed un gruppo di supporters granata. Segnale distensivo di una sfida, tra conterranei, che si prospetta avvincente, ma con tutti i crismi della correttezza. In campo e sugli spalti.

Arriva, forse, nel periodo meno propizio per la Salernitana. Attualmente al penultimo posto, seppure in compagnia. Afflitta, in questo inizio di campionato, da un inguaribile mal di difesa. Le molte distrazioni, del reparto arretrato granata, penalizzano troppo spesso nel risultato l’undici salernitano. Nonostante la ritrovata vena realizzatrice di Coda e Donnarumma. L’apice delle manchevolezze si è registrato sabato scorso a Ferrara. Dove la colpevole indecisione di alcuni giocatori ha permesso alla Spal, di incamerare i tre punti, grazie a una inaspettata vittoria in rimonta. Ma anche in precedenza, contro il Vicenza per esempio, vi erano stati forti segnali di scarsa applicazione mentale e fisica.

Sannino ha lasciato perplessi in  alcune scelte apparse più che discutibili. Come quella di Cesena, per esempio, dove una squadra inedita (con Coda e Donnarumma rimasti in panchina e con un centrocampo stravolto) era riuscita a strappare un pareggio immeritato. Quella sera il tecnico granata, rinunciando a giocare per lunghi tratti della partita, e concedendo spesso campo all’avversario, aveva mirato esclusivamente al sodo. Salvando, con il “brodino” caldo di un pareggio sulla carta insperato, panchina e risultato.

Contribuisce a creare scompensi anche la scelta sull’utilizzo di Rosina. A volte decentrato sulla destra, altre dietro un unico attaccante, altre ancora in posizione di rifinitura dietro le due punte. Situazioni permesse soltanto dall’acume tattico e dalle indiscusse qualità tecniche del calciatore, ma che attestano la ricerca di un modulo, che è ancora indefinito nella testa dell’allenatore.

I valori, rispetto allo spareggio promozione di poche stagioni addietro, sembrano invertiti. Il Benevento splendidamente guidato da Marco Baroni veleggia nelle zone alte della classifica. Mostrando orgogliosamente il petto. Per i punti conquistati sul campo sarebbe al terzo posto in bella solitudine. Imbattuto e con soli tre gol al passivo. Sarà assente Cragno, la rivelazione di questo inizio di torneo, degnamente sostituito dall’ex Ghigo Gori. Una sfida nella sfida quella tra il portiere tarantino e gli avanti granata. I giallorossi, matricola assoluta del campionato, si fanno forti di un complesso ben assortito che permette a Baroni varianti di risorse umane e tattiche che non incidono sulla qualità del gioco e sui risultati.

Partita di cartello, dicevamo, con il pubblico delle grandi occasioni.

Sannino ha l’obbligo di fare punti. Una nuova sconfitta aprirebbe a una serie di interrogativi, incluso quello sulla fiducia al suo operato. Una classifica sempre più asfittica non lo metterebbe al riparo da eventuali decisioni della società. Il Benevento, pur in una posizione di preminenza, deve porre attenzione proprio alla necessità degli avversari di scalare posizioni. Ha l’obbligo di vincere, la squadra del patron Vigorito, per mantenere in chiave promozione il passo di Cittadella e Verona. A quest’altezza le “streghe” non sono più in grado di nascondere le proprie ambizioni.

Il risultato? Da tripla. Con un distinguo. Si gioca sempre per vincere, ma, in considerazione dei risvolti che potrebbe assumere la gara, un pareggio con gol (tanti?) potrebbe soddisfare il palato di tutti. Sugli spalti, in campo e… in panchina.

Nel rispetto di quel detto “meglio due feriti che un morto” tanto caro ad un mio amico, allenatore del passato.


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