Salernitana fra samba, sogni e l’avversario “talismano”

Salernitana fra samba, sogni e l’avversario “talismano”

Salernitana fra samba, sogni e l'avversario "talismano"

Tutto come l’ultima volta. E pure come la penultima. Giocasse sempre (e solo) il derby contro il Benevento, la Salernitana non avrebbe amarezze da buttar giù né tormenti con cui convivere. Sin qui, si dirà, mere coincidenze. Però c’è un particolare che rafforza questo filo del destino che lega presente e passato. È l’incredibile ripetersi dei gol brasiliani. 

Strega e samba. Accadde nel 2014, quando una stoccata di Gustavo completò una rimonta batticuore sui sanniti. Successe pure un anno dopo, nella vittoria del sorpasso in vetta alla Lega Pro, con gol di Gabionetta e Calil. Persino gli inguaribili ottimisti, stavolta, non ci avevano neppure messo il pensiero alla firma carioca. «E chi segna, Ronaldo? Manco gioca…». I realisti, che brutta razza.

Sì, perché quel tocco di verdeoro che non s’aspettava nessuno è arrivato lo stesso. Da Luiz Felipe. Si chiama così, pure se fu presentato semplicemente come Marchi. È un ragazzino di 19 anni. In estate l’ha ingaggiato la Lazio, che l’ha subito girato in prestito alla Salernitana nella classica operazione tutta in casa Lotito (e oggi nessuno s’azzarda a lamentarsi scimmiottando Mameli, e il celebre «che schiava di Roma Iddio la creò»). Non aveva mai giocato una partita tra i professionisti, il difensore cresciuto in un club dilettantistico del Brasile. È stato catapultato dalla penombra dell’anonimato all’undici titolare per l’emergenza che ha spazzato via più di mezza retroguardia. Però tant’è, i calciatori bravi non hanno bisogno di tanti “preliminari” per mostrarsi al grande pubblico, pure se son esordienti senza storia. Un po’ come qualche mese fa accadde all’Arechi a Bagadur, che ora gioca nel Benevento e ieri ha rivisto lo stadio con il nome da principe dalla panchina (senza neppure un po’ di rimpianto, Ricardo? Di’ la verità…). 

Insomma, l’avversario portafortuna ha funzionato. Però siccome i talismani non esistono, pure se magari “consolano”, alla Salernitana e a Sannino va dato il merito d’aver giocato la partita perfetta, aggredendo e sfiancando una squadra che non perdeva da dieci mesi (al netto d’un ko in Coppa ai rigori, ad agosto, tanto per – non – cambiare contro il cavalluccio marino). Un bel segnale al campionato, un pienone d’autostima, un calcione alle paure. Ballando con le streghe, a passo di Samba (ovviamente), un anno e mezzo fa i granata spiccarono il volo verso la promozione in B. E se fosse (di nuovo) tutto come l’ultima volta?


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