Calcioscommesse, a Salerno la lezione di legalità di Farina

Calcioscommesse, a Salerno la lezione di legalità di Farina

Calcioscommesse, a Salerno la lezione di legalità di Farina

Combine denunciate, i rischi e il dovere morale, l’importanza di educare, soprattutto i più giovani. Perché “le regole per essere rispettate devono essere prima conosciute”. C’è tutto questo e tanto altro nella seconda tappa del tour “Regoliamoci – Le Regole del Gioco Pulito”, promosso dalla Lega B per affrontare il tema delle frodi sportive con dirigenti, collaboratori, tecnici e atleti non solo della prima squadra della Salernitana, ma anche delle formazioni Primavera e Allievi Nazionali. Match fixing, è questo il nome del cancro che rischia di macchiare il gioco del calcio, e che come l’anno scorso Gianluca Pocchi (responsabile del progetto) ha illustrato in compagnia di Marcello Presilia (Sportradar), del segretario della Salernitana, Rodolfo de Rose e di Simone Farina, simbolo della lotta al calcio malato prima che collaboratore della Lega B su richiesta di Abodi. 

«Avevo voglia di tornare in Italia dopo l’esperienza in Inghilterra», ammette l’ex calciatore del Gubbio balzato agli onori della cronaca sportiva mondiale in seguito alla sua denuncia di un tentativo di combine (rifiutò 200mila euro per truccare il match di Coppa Italia tra Cesena e Gubbio). «Ho parlato con i ragazzi, mi hanno fatto tante domande scomode, alle quali è giusto rispondere. I giovani devono essere a conoscenza di tutto, sanno cosa devono fare e soprattutto non hanno più scuse. A loro racconto quello che mi è capitato e che ho passato, in questi anni sono stati fatti enormi passi in avanti». 

Occhio a pensare però che il calcioscommesse sia un problema tipico dello stivale, perché sia Farina che Presilia ammoniscono. «La mia esperienza all’estero mi è servita per capire che tanti altri problemi ci sono anche fuori dall’Italia», dice il primo. E il secondo gli fa eco: «Dalla Scandinavia all’Australia ci sono problemi, qui siamo molto più attenti rispetto ad altri Paesi». E chi denuncia? Farina racconta di non aver subito nessun tipo di ostracismo, anche se ammette che «adesso è più facile, c’è un iter preciso, all’epoca forse nemmeno le società sapevano bene a cosa andavano incontro». 

C’è anche spazio per ricordare il gesto coraggioso di David Mounard, che quando vestiva la maglia della Salernitana ebbe la forza di denunciare un tentativo di compine propostogli da alcuni calciatori del Gavorrano. «La società ha sempre fornito il massimo appoggio al calciatore, non è vero che dopo quell’episodio la sua carriera ha avuto ripercussioni, anche l’anno successivo ha fatto parte della rosa fino a gennaio». 

Variazioni di quote, flussi di giocate, intercettazioni telefoniche e procure di mezza Italia alla caccia di banditi, c’è anche tempo per un dolce ricordo. E’ quello di Simone Farina, che al termine dell’incontro abbandona la sala stampa e guadagna il piazzale dell’Arechi. «Se ci sono mai stato? Qui ho fatto il mio esordio assoluto da calciatore, nel 2001 con il Catania. Perdemmo 3-0 contro la Salernitana di Zeman, mamma mia…». 


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