GALIGANI. Verso le elezioni in Figc: lo scontro con la Lega Pro

GALIGANI. Verso le elezioni in Figc: lo scontro con la Lega Pro

GALIGANI. Verso le elezioni in Figc: lo scontro con la Lega Pro

È di venerdì scorso l’ultima decisione del dottor Mastrocola. Neo presidente (esecutore delle volontà del Palazzo) del Tribunale Federale Nazionale che, per la seconda volta, in pochi giorni, ha impedito alle società di Lega Pro di esprimere democraticamente il nuovo presidente. Sospendendo l’assemblea convocata per il prossimo 24 Ottobre.

Questa volta l’assemblea non si potrà fare perché il signor Archimede Pitrolo (alias Macalli) non ha avuto tempo per la “sua” campagna elettorale e perchè “non paiono sussistere peculiari ragioni d’urgenza” per tenere quell’assemblea (?!).

È ancora una volta una decisione sconcertante che calpesta il diritto e il buon senso.

Si spieghi allora perché arbitri (aia) e calciatori (aic) hanno potuto tenere le proprie assemblee ed eleggere il proprio presidente?

Si legge nell’ordinanza che non “si è ancora a ridosso della scadenza del quadriennio olimpico”. Domanda: ma il dottor Cesare Mastrocola conosce i meccanismi per l’elezione del Presidente Federale?

Sa che la Lega Pro è una componente della Figc e che solo una volta completata la nomina di tutte le “anime” federali (le Leghe professionistiche, la Lnd, l’Aia e l’Aic) si potrà indire l’assemblea elettiva della Federcalcio?

Conosce il neo presidente di un organismo così importante, come il Tribunale Federale Nazionale, l’articolo 20 dello Statuto Federale che regolamenta il complesso meccanismo dell’assemblea federale?

Ecco il punto centrale della diatriba: la Figc e Carlo Tavecchio.

Sono quindi Gabriele Gravina e la Lega Pro il vero oggetto della materia del contendere.

Gabriele Gravina, esperto dirigente nel mondo del calcio. Presidente del miracolo Castel Di Sangro portato sino alla Serie B, poi capo delegazione della Nazionale Under 21 e Consigliere Federale da tanti anni. Eletto nel Dicembre del 2015 a presidente della Lega Pro, da lui dotata di un nuovo format a 60 squadre e di un nuovo Statuto. Con precisi limiti alla rielezione e meccanismi di sfiducia se le società non sono soddisfatte dell’operato del suo presidente.

Gravina avversario storico del “grande vecchio” Mario Macalli. Colui che rappresentava l’espressione di una politica oramai sorpassata, macchiata da una inibizione e responsabile di aver condotto la Lega Pro ad un poco edificante commissariamento.

Gabriele Gravina è diventato un candidato pericoloso per la rielezione di Tavecchio.

E’ degli ultimi giorni la sua disponibilità a “scendere in campo” anche per mettere la sua esperienza al servizio della Federazione. Una eventuale candidatura che non vuole essere soltanto una provocazione, ma l’invito a contribuire a risolvere tutti i problemi della Lega Pro. Il modo più semplice per dire: caro Tavecchio dimostra di avere la capacità, qualità e numeri, diversamente scendi dal carro.

Ecco perché Gravina diventa un avversario da contrastare in tutti i modi. Leciti e disinvolti.

Non confronto di programmi o riforme, ma pugno duro e dimostrazione di potenza ed arroganza. Vuoi fare l’assemblea elettiva di Lega Pro? Nossignore, si rinvia per poter presentare un candidato alternativo. L’incandidabile (purtroppo per lui) Barilli, destinato a raccogliere pochi consensi.

Un plebiscito in favore di Gravina sarebbe stato un biglietto da visita ineguagliabile nella corsa verso la Presidenza Federale.

Dopo Barilli è stato estratto dal cilindro Archimede Pitrolo, per decenni portaborse (non vuole essere una offesa) di Mario Macalli. Non si riesce francamente a comprendere quale tipo di campagna elettorale debba fare fra le società di Lega Pro.

In ogni caso, bene anche su Pitrolo, l’importante è che l’assemblea non si svolga, in barba alle regole, ai termini di Statuto ed alla democrazia.

Gravina non deve essere eletto (ma fino a quando?), va trovato un avversario credibile. Vanno rafforzati gli ormeggi della barcollante Figc. Succube da tempo della volontà di Lotito, oggetto di indagini varie e di clamorose “gaffes”. Dalle infelici battute sui ragazzi di colore, alle sponsorizzazioni di società di scommesse, certamente incompatibili con una veste istituzionale.

Ma l’altro obiettivo (dopo Gravina) è la Lega Pro (grande elettrice di Tavecchio nell’era Macalli), che oggi può diventare l’ago della bilancia a favore di un nuovo candidato alla presidenza federale. Lo stesso Gabriele Gravina? Perché no!

Quel 17 per cento in Assemblea Federale fa gola. Molto. Di più!  Visti i precedenti del recente passato, non è utopia credere che a Palazzo, in via Allegri, si useranno tutti gli strumenti per accaparrarselo o, peggio, per distruggerlo.

È solo di pochi mesi orsono la lettera di Maurizio Beretta, presidente della Lega di Serie A che, evidentemente ben indottrinato, chiedeva di rivedere i “pesi” delle varie componenti all’interno dell’assemblea federale.

Gabriele Gravina, il suo Direttivo e Francesco Ghirelli, non lo permetteranno. Saranno invece capaci di erigere un valico insormontabile per difendere i club e tutto il movimento della Lega Pro.

È di questi giorni l’accordo con il Credito Sportivo che consentirà di modernizzare gli stadi. 150 milioni di euro frutto di una convenzione destinata all’edilizia sportiva ed al sostegno finanziario all’operatività delle Società di Lega Pro. Una iniziativa, assoluta nel suo genere, voluta appunto da Gravina. Una collaborazione che prevede una serie di interventi strutturali (per riportare le famiglie sugli spalti) ed alla realizzazione del modello “stadi senza barriere”. Con lo scopo di migliorare l’offerta del prodotto calcio sotto il profilo della qualità, della ospitalità e della sicurezza.

La forza degli argomenti e delle riforme.

Il principio che metterà in difficoltà l’attuale governance della Federcalcio. Quello che, in assenza di un progetto affidabile e totalmente condiviso dal sistema, metterà a rischio la posizione di Carlo Tavecchio.


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