Un italiano su due crede di essere allergico: non è vero

Un italiano su due crede di essere allergico: non è vero

Un italiano su due crede di essere allergico: non è vero

Un italiano su quattro soffre di patologie allergiche. La rinite allergica colpisce il 25% della popolazione; l’asma il 5-6%. Le allergie alimentari in età pediatrica colpiscono il 7-8% dei soggetti, mentre nell’adulto il 5-6%. Eppure quasi un italiano su due crede di essere un soggetto allergico o intollerante. E’ quanto emerso durante il congresso nazionale dell’Aaiito, Associazione degli Allergologi e Immunologi Territoriali e Ospedalieri Italiani, fino a sabato, presso il Palazzo del Consiglio Regionale di Reggio Calabria. Secondo le stime più recenti l’allergia alimentare interessa il 7-8% dei bambini di età inferiore a 3 anni e circa il 3-4 della popolazione adulta. Tuttavia la percezione globale di “allergia alimentare” nella popolazione generale risulta molto più alta, intorno al 30%. Gli alimenti responsabili della stragrande maggioranza delle reazioni allergiche sono: latte, uova, arachidi, pesci, frutta secca, soia nei bambini e, negli adulti, arachidi, noci, pesci, crostacei, soia, verdura e frutta. “Quello delle intolleranze alimentari – spiega Beatrice Bilò, presidente AAiito – è un problema che risulta sempre più avvertito, spesso in maniera esagerata. Un fenomeno in crescita, con numeri raddoppiati nell’arco di cinque anni. Il problema è che spesso questa percezione, quella di essere intollerante o allergico a qualcosa, non corrisponde a realtà”.

Quelli che si sottopongono più frequentemente a controlli sono le donne, soprattutto quelle tra i 40 e i 50 anni. I sintomi, effettivamente, sono spesso di difficile interpretazione: problemi intestinali, cefalea, prurito e stanchezza vengono facilmente etichettati come causati da allergie. “Quella delle intolleranze è sicuramente una ‘moda’ – dichiara Antonino Musarra, presidente eletto dell’Aaiito – sulla quale si concentra la maggioranza degli equivoci a causa della grande disinformazione. Il mercato ovviamente ci lucra, immettendo in commercio strumenti ed esami spesso non attendibili. Sono pochissimi, infatti, quelli che hanno un reale valore scientifico: solo il test per il lattosio e il test per l’intolleranza al glutine sono stati riconosciuti ufficialmente validi. Ed è facile accorgersi dell’approssimazione di questi test: a volte basta ripetere il test dopo pochi giorni per avere valori totalmente opposti. Questi test sono spesso eseguiti in farmacie ed erboristerie: in questo modo si alimenta un settore che si basa più sulla fantasia che sulla scienza”. Fra i test incriminati più frequenti ricordiamo il test citotossico, eseguito sul sangue, che esamina le modificazioni dei globuli bianchi a contatto con un alimento; il test kinesiologico, che valuta le variazioni di forza muscolare; il Vega test, che analizza le variazioni di conduttanza della cute. La convinzione comune è che queste allergie/intolleranze alimentari possano provocare disturbi di vario tipo, che vanno spaziano dai problemi gastrointestinali a quelli cutanei, dalle alterazioni umorali all’aumento di peso. “E’ vero che l’eliminazione di alcuni ingredienti dalla nostra dieta – aggiunge Musarra – potrebbe indurre una apparente sensazione di benessere e di leggerezza, ma questo non significa che la diagnosi sia corretta. Non è un caso che le prime sostanze che vengono eliminate dalla dieta sono proprio le amine e il grano, che spesso provocano disturbi e pesantezza”.


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