PIZZO AL MERCATO. Gli stranieri pagavano il doppio

PIZZO AL MERCATO. Gli stranieri pagavano il doppio

Gli stranieri pagavano il doppio

Il clan Mazzarella applicava un pizzo “differenziato”, discriminando tra commercianti napoletani e stranieri: a questi ultimi veniva imposto un pizzo doppio per tenere le proprie bancarelle nel mercato rionale napoletano della Maddalena. Emerge dalle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, il 13 settembre del 2013, inserite nell’ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di NAPOLI, Claudia Picciotti. Stamattina i carabinieri di NAPOLI hanno eseguito operazione antiracket in una zona del centro della citta’ conclusa si con diversi arresti di persone ritenute affiliate al clan. I Mazzarella pretendevano 50 euro alla settimana dai commercianti napoletani mentre gli stranieri pagavano 100 euro. Il pentito, rispondendo agli inquirenti, conferma che nella zona del mercato rionale della Maddalena, il referente dei Mazzarella era Franco Rinaldi, il cui figlio e’ stato arrestato oggi. Il collaboratore di giustizia dice anche che, nel suo ruolo di esattore delle estorsioni, era lui a prelevare il denaro dalle vittime per conto di Rinaldi: “Ritiravo per suo conto le estorsioni dai titolari delle bancarelle e dei depositi di abbigliamento quali le scarpe Hogan contraffatte, per un totale di 13mila euro a settimana. A parte il guadagno derivante dalla imposizione delle buste di plastica ai commercianti, anche se non a tutti, i quali dovevano pagare 10 euro a bancarella per un totale di 1300-1400 euro a settimana. Le bancarelle pagavano in questo modo: i commercianti napoletani pagavano 50 euro a settimana e gli stranieri pagavano 100 euro a settimana”. La differenziazione veniva applicata ai commercianti anche sul tipo di prodotto che dovevano vendere: le scarpe contraffatte di marca Adidas e Nike venivano imposte agli stranieri. A fornirle era Rinaldi che le prendeva a Roma, dai cinesi, a 17 euro, per rivenderle alle vittime a 30 euro. Agli italiani venivano invece imposte le Hogan, sempre contraffatte, acquistate da altri fornitori napoletani legati alla malavita, a 27 euro e rivendute a prezzi variabili tra 35 e 40 euro. Dall’imposizione delle Hogan false il clan incassava circa 20mila euro a settimana.


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