Galigani. La crisi del Benevento, i passettini della Salernitana e l’ombra di Mandorlini

Galigani. La crisi del Benevento, i passettini della Salernitana e l’ombra di Mandorlini

Galigani. La crisi del Benevento, i passettini della Salernitana e l'ombra di Mandorlini

Un solo punto in quattro partite. Ambiente in subbuglio e Marco Barone sulla graticola dei commenti negativi. A Trapani il Benevento non è mai pervenuto. Le certezze delle “streghe”, additate all’inizio del torneo come rivelazione della stagione, si sono dissolte nel volgere di poco tempo. Deludente la prestazione nel turno infrasettimanale che ha evidenziato una squadra senza mordente, incapace di reagire allo svantaggio e sterile nel reparto avanzato. Meritevoli di elogio soltanto quei cento tifosi che, nonostante la lontananza e l’ora serale della competizione, hanno seguito i giallorossi al “provinciale” dell’isola.

Sannino che sceglie la strada dello stupore. Decide per il turnover  e lascia inizialmente in panchina Rosina e Donnarumma preferendo ad entrambi Caccavallo. Inizialmente fuori anche Odjer. I fatti gli danno ragione, l’ex Pagani risulta tra i migliori sino a quando rimane in campo. Sua la punizione, terminata sulla traversa, che avrebbe potuto regalare il successo ai granata. L’esclusione di Donnarumma apre all’ipotesi di un suo trasferimento alla riapertura delle liste. La politica dei piccoli passi tiene a debita distanza la zona retrocessione.

La continuità, la verve e la concretezza dell’Entella inguia Drago. L’ombra di Mandorlini, che si allunga sulla panchina del Cesena, mai così in basso come in questo campionato, non è da considerarsi una “pataccata”. Liguri che invece si confermano outsider pericolosi in chiave promozione. La serie A non è soltanto un miraggio, problemi di infrastrutture inadeguate a parte.   La quadra di Carpi e Frosinone ridimensiona le aspettative di Perugia e Spal. L’esperienza, la professionalità e l’acume tattico di Fabrizio Castori e Pasquale Marino riportano in auge le ambizioni dei due club retrocessi nella scorsa stagione dalla massima serie. Squadre di categoria, solide, che eccellono più per le capacità del gruppo che per le qualità dei singoli.

Cittadella che rientra nel gruppo. Spezia dal cammino altalenante.  Brescia vive da “leonessa”, per la classifica e per far crescere i suoi validi giovanotti. Il gioiello di Pinzi allo scadere regala serenità sul viso di Brocchi. Prevedibile il pareggio tra Pisa e Verona. La squadra di “ringhio” non segna, ma nemmeno subisce. Peggior attacco e miglior difesa rappresentano le credenziali in positivo ed in negativo di un gruppo coeso che si sostiene grazie alla propria forza caratteriale. Il “mestiere” messo in campo da Gattuso aiuta poi a stemperare tensioni di diversa natura. Anche la battuta su Luca Toni, che nella sua nuova veste di dirigente è meno “cazzone”, può regalare un sorriso.

Ascoli conferma di essere Cacia dipendente. Vivarini rivitalizzato a tempo ormai scaduto. Bisoli che dovrebbe solo mangiarsi gli attributi. Carbone trova sulla panchina della Ternana la sua maglia nera.

Rimane Serse Cosmi. Al termine della gara persa in modo indecoroso a Bari si era lasciato andare. Uno sfogo che ha trovato riscontro nella partita casalinga  contro il Benevento. Evidentemente l’allenatore perugino ha toccato, nei suoi giocatori, le corde giuste dell’orgoglio. Citro è tornato al gol ed il risultato non è mai stato in discussione. I granata alla prima vittoria in questa stagione. Parlare di salvezza si puo!

Alla fine di questo emozionante “romanzo”, restano da scrivere 31 capitoli. Le sorprese sono all’ordine del giorno. Non distraetevi!


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