Scafati. Aggressione a colpi di mazza per una precedenza stradale

Scafati. Aggressione a colpi di mazza per una precedenza stradale

Scafati. Aggressione a colpi di mazza per una precedenza stradale

In sei sono sotto accusa per la violenta lite stradale esplosa dopo un problema di viabilità in via Zara a Scafati, seguita da vendette e spedizioni punitive, agguati e armi bianche, con accuse a vario titolo contestate per lesioni, minacce, violazione di domicilio e porto e detenzione di arma impropria in luogo pubblico: il gruppo, raggiunto da richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura al termine della fase delle indagini preliminari, comparirà  il prossimo undici gennaio in udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Nocera Inferiore. La sequenza dei fatti, ricostruiti con ampia documentazione informativa a cura dei carabinieri, partita da denunce e allegati referti ospedalieri del pronto soccorso,  avvenne a settembre 2013, tutta nel giorno 28, dopo un primo alterco verbale legato a precedenze, con un camion e una vettura coinvolte.Il mezzo pesante procedeva controsenso lungo la strada in questione, e l’auto guidata da G. C. si ritrovò con la strada chiusa: a quel punto, determinati a proseguire i due camionisti occupanti, D. S. e S. C., scesero e imposero al guidatore di retreocedere.Per convincerlo, passarono in breve ai fatti e lo offesero, con minacce seguite dalle botte. Fu allora che C. tornò in auto e si armò di un bastone di legno, ferendo d’impeto entrambi i contendenti, poi di nuovo tornati a bordo dell’autocarro incriminato. Successivamente l’episodio imprevedibile seguito, a poche ore di distanza dal fatto, con un gruppo composto per vendicare l’affronto, guidato da D. S., au-tista dell’autocarro pestato poco prima, C.  V.S. e A.S., pronti a violare l’abitazione di C. clandestinamente, forzandone la serratura e prendendosela con la moglie, presente in casa, minacciata con una mazza da baseball. «Ditemi dov’è andato altrimenti spacco la faccia a tutti,- disse il capogruppo dei picchiatori, terrorizzando i familiari-vi rompo le ossa». La minaccia senza mezzi termini era chiara e violenta,  proferita direttamente senza mezzi termini da uno del commando. Il malcapitato, già primo iniziatore della contesa, responsabile del reato di lesioni e porto d’arma impropria, tornò tra le mura domestiche poco dopo, con il suo arrivo atteso dal gruppetto deciso a consumare la vendetta violenta. Il contrappasso si consumò con l’accoglienza a suon di calci e pugni inferti al bersaglio della spedizione, che rientrò incappando nella trappola: a nulla valse il suo tentativo di fuga, accortosi della presenza dei quattro in cerca di rivalsa.


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