GALIGANI. Il calcio italiano non ha occhi da orientale

GALIGANI. Il calcio italiano non ha occhi da orientale

GALIGANI. Il calcio italiano non ha occhi da orientale

La Sampdoria batte i nerazzurri nel posticipo serale. L’ennesima delusione in casa meneghina dopo i deboli segnali di ripresa messi in mostra nella precedente tornata contro il Torino. Voto generale nuovamente negativo. Resta da decidere se la notte da incubo riguarda più i tifosi dell’ Inter che l’allenatore dei nerazzurri De Boer. C’è poco da essere Frank. La rete di Quagliarella rimette in discussione la già fragile posizione del tecnico olandese. La traversa colpita da Palacio a tempo ormai scaduto non incide sul risultato finale della gara. A De Boer, al suo staff ed a tutta squadra, nel suo complesso, una palma va assegnata. Quella della discontinuità.

La Sampdoria, ogni volta che la palla andava negli spazi della metà campo nerazzurra, affondava in una difesa di burro. Si è perso il conto delle occasioni da gol che gli avanti blucerchiati si sono divorati. La compagine multietnica milanese non ha i connotati del gruppo. E’ sensazione comune che si giochi più per se stessi che per la maglia. Nella globalità delle carenze tecniche non si legge la volontà di adeguarsi a alla dimensione mediocre  che emerge dalle “povere” prestazioni offerte, in campo, dalla squadra.

Il caro Frank di nuovo sulla graticola. Alternarlo potrebbe non avere senso. Difficile che questo gruppo cambi mentalità. Segnali evidenti, di quello che sarebbe potuto accadere, si erano già avuti ai tempi del “Mancio”. Gli errori stanno a monte. Nelle scelte delle risorse tecniche ed umane. Le responsabilità vanno ripartite fra tutte le componenti dirigenziali, sportive e tecniche.

De Boer va rimproverato per la leggerezza impalpabile dimostrata a priori. Nell’accettare l’invito, concretizzatosi all’improvviso, di scendere ad allenare in Italia senza avere una conoscenza concreta del nostro campionato. Con una approssimativa e carente padronanza della lingua italiana. Sapendo di dover guidare un gruppo, non scelto da lui. Una squadra che in precedenza aveva già dato preoccupanti segnali di amnesie tattiche e di tenuta mentale. Di risultati poco soddisfacenti. De Boer ha dimostrato di aver messo poco a frutto la sua esperienza internazionale. Di calciatore prima e di tecnico poi.

Nel contesto rientra l’infelice, errata ed approssimativa gestione, della proprietà indonesiana, riguardante l’aspetto tecnico e sportivo della vicenda. Una pagina veramente buia per il club che troppo presto e con grande leggerezza si è privato della presenza carismatica e non solo di Massimo Moratti. L’esperienza, la capacità manageriale e la diplomazia del presidente del “triplete” sarebbe risultata tutt’ora determinante nella vita del club.

Cambiare allenatore potrebbe non essere la panacea di tutti i mali. Questi sono i pupazzi e con questi bisogna fare il presepe, recita un vecchio detto popolare. I migliori sono già tutti impegnati altrove. La stagione è ormai contraddistinta da un rendimento altalenante. L’obbiettivo coppe europee che al momento sta sfuggendo? Leonardo, del quale si sente parlare con insistenza, quali garanzie potrebbe offrire in tal senso.

Thoir e quel parterre di asiatici, stralunati, che affollano la tribuna d’onore del Meazza hanno gettato alle ortiche un altro anno di progetti e investimenti. I risultati indicano che sarebbe necessario un restiling. Tutto il management sportivo del club e non solo andrebbe “rinfrescato”.

Con una digressione che riguarda i cugini della porta accanto. Fassone e Mirabelli nuovi “acquisti” a casa Milan. Una promessa o una minaccia?


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