Castellammare. D’Apice sconfigge malattia e burocrazia: torna al lavoro

Castellammare. D’Apice sconfigge malattia e burocrazia: torna al lavoro

Castellammare. D'Apice sconfigge malattia e burocrazia: torna al lavoro

Contro tutte le ingiustizie, contro quelli che lo avevano mandato a casa nonostante la malattia, il giorno più bello di Antonio D’Apice, 51 anni, ha un’immagine che arriva dritta al cuore. Lui alla guida della spazzatrice con le dita che fanno il segno della vittoria. Il post fa il giro di Facebook e cattura like. «La luce dopo le tenebre, primo giorni di lavoro. Dio sei meraviglioso», scrive l’operaio che ha riconquistato il posto di lavoro presso la Buttol, la società che gestisce il servizio di igiene urbana a Castellammare. «Sono felice», dice Antonio, che ha vissuto una lunghissima storia tra amarezze, sofferenze e battaglie a colpi di carte bollate. Dal primo dicembre subentrerà l’Igiene Urbana, che curerà il servizio per i prossimi cinque anni in città, e Antonio D’Apice, come gli altri 160 colleghi, usufruirà dei vantaggi del passaggio di cantiere. «Sono felice, è finito un incubo», ripete l’operaio riassunto che ricomincia a vivere dopo aver combattuto a lungo contro un mostro chiamato leucemia e una burocrazia che rischiava di fargli perdere per sempre il posto di lavoro. Antonio D’Apice ieri è tornato in servizio alla Buttol, la società che gestisce il servizio d’igiene urbana a Castellammare di Stabia. Una felicità incontenibile per l’uomo che s’è fatto immortalare in una foto mentre era a bordo di una spazzatrice, prima di pubblicarla su Facebook, incassando anche gli auguri di tantissime persone tra cui il sindaco Antonio Pannullo.Proprio l’amministrazione s’è  schierata al suo fianco nella battaglia intrapresa per la riassunzione. E alla fine anche la comprensione dei vertici del Buttol ha permesso all’uomo di tornare a lavorare e soprattutto di far parte del passaggio di cantiere che dovrà avvenire entro fine mese, quando il servizio passerà a L’Igiene Urbana. Antonio D’Apice, tre anni fa, scoprì di essere affetto dalla leucemia proprio grazie alle analisi alle quali devono sottoporsi periodicamente i lavoratori. Lì cominciò il suo calvario. Il 51enne, sposato e padre di tre figlie, cominciò un ciclo di terapie a Pagani ma la malattia non gli dava tregua. L’unica speranza era quella di un trapianto e così accettò di sottoporsi a un intervento sperimentale all’ospedale San Raffaele di Milano. Un’operazione che gli salvò la vita. La degenza però era lunga perché trattandosi di un trapianto sperimentale necessitava di periodi di riposo assoluto alternati a controlli periodici a Milano. Lo scorso marzo, tuttavia, si vide recapitare a casa la lettera di licenziamento da parte della Buttol perché aveva esaurito il tempo concesso dalla legge per guarire. Antonio D’Apice fu costretto a intraprendere un’altra battaglia per riottenere il posto di lavoro, arrivando anche a incatenarsi davanti al cancello dello stabilimento di via Napoli. Una battaglia che s’è conclusa positivamente dopo 7 mesi e grazie a un incontro tra il sindaco Antonio Pannullo e i vertici della Buttol.


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