Torre del Greco. Accusato di stupro dalla moglie, assolto dopo tre anni

Torre del Greco. Accusato di stupro dalla moglie, assolto dopo tre anni

Torre del Greco. Accusato di stupro dalla moglie, assolto dopo tre anni

È stato assolto al termine di un calvario durato tre anni dall’accusa più infamante: avere stuprato la propria moglie sotto gli occhi terrorizzati della figlia. «Assolto perché il fatto non sussiste», il verdetto dei giudici della prima sezione penale del tribunale di Torre Annunziata per S.G., il cinquantenne di traversa Teatro trascinato alla sbarra dopo la denuncia della donna. Assolto dall’accusa di violenza sessuale – il pubblico ministero aveva in-vocato una pena di tre anni e mezzo di carcere – ma condannato a due anni e 8 mesi per maltrattamenti in famiglia. In pratica, il collegio presieduto dal giudice Antonio Pepe ha ritenuto il marittimo colpevole di avere picchiato l’ex compagna al termine delle furibonde liti scoppiate in varie occasioni all’interno dell’abitazione nel cuore della storica «piazzetta» di Torre del Greco. Vere e proprie aggressioni da incubo – secondo le accuse messe nero su bianco dalla vittima delle violenze – capaci di convincere C.P. a vuotare il sacco e a denunciare tutto alle forze dell’ordine.Secondo gli atti poi finiti sulla scrivania del sostituto procuratore Francesco De Tommasi, le scene da film dell’orrore all’interno dell’appartamento di traversa Teatro non era-no insolite. Anzi, C.P. aveva raccontato agli investigatori di avere dovuto fare i conti con la furia animalesca del marito: prima gli schiaffi – pesanti al punto da fare perdere i sensi alla donna – poi i colpi di padella al corpo e, infine, le botte in testa con una scarpa. Il tutto sempre accompagnato da minacce di morte capaci di terrorizzare la donna e la figlia, testimone dello scempio familiare: «Non servi a nulla, mi fai schifo – il tenore degli insulti che, se-condo la denuncia presentata dalla vittima, il marittimo avrebbe pronunciato in di-verse occasioni -. Vi farò fare la fame, vi devo distruggere: non siete mai servite a nulla, vi devo fare morire di fame». Un incubo sopportato per anni tra pianti e corse al pronto soccorso dell’ospedale fino alla terribile serata del novembre 2013. Secondo C.P., in quell’occasione S.G. – in preda a un vero e proprio raptus di follia – la trascinò per i capelli in camera da letto e la costrinse a baciargli le parte intime fino a obbligarla a consumare un rapporto orale completo contro la sua volontà. Un racconto da film dell’orrore ripetuto in aula durante le varie udienze del processo e confermate dalla figlia della donna, ma smentite dal medico dell’Asl Napoli 3 Sud pronto a sottolineare come «la presunta vittima delle violenze sessuali non è mai stata una mia paziente, né il suo nome compare all’interno del sistema informatizzato del reparto». Affermazioni che – insieme alle ulteriori prove portate in aula dal legale dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Antonio Cirillo – hanno portato all’assoluzione di S.G. dall’accusa di violenza carnale ai danni della moglie. Le motivazioni della sentenza saranno note tra sessanta giorni, poi la difesa potrà presentare appello avverso la condanna per maltrattamenti in famiglia.


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