Giallo assegni, condannato l’ex patron granata Antonio Lombardi

Giallo assegni, condannato l’ex patron granata Antonio Lombardi

Giallo assegni, condannato l'ex patron granata Antonio Lombardi

Dopo il rinvio a giudizio per il crac della Salernitana Calcio 1919, arriva la prima condanna per l’ex presidente Antonio Lombardi: la vicenda è quella degli assegni smarriti, finiti nelle mani di due calciatori granata che non riuscirono ad incassarli. Due anni al costruttore di Cuccaro Vetere, stessa pena per l’ex amministratore Francesco Rispoli. I giocatori Francesco Caputo (ora all’Entella) e Mariano Stendardo (attuale difensore del Taranto) dovranno essere risarciti rispettivamente per 160mila e 139mila euro. Cifra che i due calciatori, in granata nel campionato di serie B 2009/2010, non avrebbero potuto riscuotere in quanto  Lombardi – con la complicità di Rispoli- dopo averli liquidati denunciò lo smarrimento del carnet. 

È quanto deciso ieri pomeriggio dai giudici del Tribunale di Vallo della Lucania a chiusura di un dibattimento – chiesto dall’ex Pm Alfredo Greco – partito a settembre del 2013. I fatti risalgono all’estate del 2010. L’ex amministratore della Salernitana Calcio 1919 si sarebbe recato dai carabinieri per evitare che i titoli, consegnati al procuratore dei due atleti (Enrico Fedele) all’Ata Hotel di Milano, venissero incassati. La ricostruzione fatta dai legali dei calciatori racconta che il primo a recarsi in banca per depositare l’assegno fu Stendardo: il titolo gli fu restituito per mancanza di liquidità. Accadde prima del 22 di luglio, giorno in cui Rispoli si recò dai carabinieri per sporgere denuncia di smarrimento. A quel punto, quando anche Caputo provò ad incassare il suo assegno (senza esito), scattò l’indagine. Quel titolo non poteva essere riscosso perché ne era stata segnalata la perdita. 

Fu l’avvocato Tata, per conto dei due calciatori, a raccontare ai giudici che gli assegni furono staccati da Lombardi, nell’albergo milanese, sede del calciomercato, su forte pressione del procuratore Fedele, che rifiutò la proposta del presidente di pagare in cambiali le spettanze arretrate ai due atleti. Per gli avvocati di Lombardi quella firma in calce sui titoli di credito non era dell’ex presidente della Salernitana, perché  erano stati dichiarati smarriti. Stesso refrain dell’amministratore Rispoli che aveva sostenuto di non aver mai visto gli assegni dell’Unicredit tanto da definirsi vittima inconsapevole. In sostanza, i dirigenti avevano denunciato lo smarrimento degli assegni (senza copertura) e per i calciatori c’era un’accusa di furto. Ieri il giudici del Tribunale di Vallo della Lucania, però, hanno accolto la tesi dei difensori di Caputo e Stendardo condannando Lombardi e Rispoli a due anni di reclusione (pena sospesa), oltre a sborsare quasi 300mila euro per i suoi due ex dipendenti.


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