Guerra nel Pd di Castellammare di Stabia dopo il Referendum

Guerra nel Pd di Castellammare di Stabia dopo il Referendum

La guerra post-Referendum a Castellammare

Tira aria di tempesta nel Partito Democratico dopo la sconfitta del “Sì” al Referendum costituzionale. Il risultato del “No” a Castellammare è andato oltre la media nazionale attestandosi al 69%. Una sconfitta pesante che enfatizza tutte le difficoltà dell’attuale Pd stabiese. Officina Democratica, guidata da Nicola Corrado, individua nel sindaco Antonio Pannullo il responsabile del tracollo: «Caro Pannullo: è normale che il PD non abbia più una sede? E’ normale che sui tabelloni elettorali non ci fosse un solo manifesto del SI? Secondo te questo non ha inciso sul voto stabiese? – scrivono in una nota – Tu parli falsamente della necessità di liberarci del gioco delle correnti, quando sai benissimo che la tua candidatura dall’alto è solo il risultato di questi giochetti di potere, ed infine, e questa è la cosa più insopportabile, tu hai impedito in questi mesi, abusando della tua funzione Istituzionale, la celebrazione del congresso cittadino rispondendo agli ordini delle correnti che ti comandano e che comandano la città».

Un attacco frontale al primo cittadino quello di Officina Democratica che prova a indicare la strada: «La verità è che occorre una netta separazione e la costruzione di un’autonomia virtuosa del partito rispetto alle Istituzioni – scrivono – Il partito deve fare il suo percorso di ricostruzione e radicamento con le mani libere, aprendo porte e finestre ai cittadini che chiedono di scegliere di essere protagonisti. Non servono finte unità, né accordicchi né maggioranze confuse, senza valori, costruite in nome di una governabilità fine a se stessa e senz’anima».

E infine: «Nel voto di domenica c’è un forte, chiaro, quasi gridato contenuto politico che supera i confini del merito della riforma costituzionale posta alla vaglio degli italiani. Quel voto parla a noi, parla al Partito Democratico e ci consegna la tragica insufficienza di un’azione riformatrice del Paese agita esclusivamente attraverso la dimensione delle Istituzioni: il Governo, le Regioni, ed anche i Comuni non possono esaurire la necessità di avere un Partito vero, radicato sul territorio, aperto, inclusivo, accogliente, curioso, popolare».


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