Scavi di Pompei: riaperte al pubblico altre tre domus

Scavi di Pompei: riaperte al pubblico altre tre domus


Un gigantesco forziere in bronzo e ferro, sfondato dai lapilli dell’eruzione del Vesuvionel 79 d.C. accoglie da oggi i visitatori all’ingresso della casa di Obellio Firmo, aperta stamattina nel sito archeologico di Pompei al termine del restauro. Cinque persone, delle quali sono stati trovati gli scheletri, tentarono di ripararsi all’ingresso del secondo atrio di questa Domus abitata da una famiglia aristocratica che mostrava la propria potenza economica esponendo all’ingresso una imponente cassaforte tra quattro colonne visibili dalla strada. 

Restituita ai visitatori che affolleranno Pompei, durante le prossime festività natalizie, anche un’altra sontuosa dimora: la casa di Marco Lucrezio Frontone, identificata grazie alle iscrizioni elettorali rinvenute durante gli scavi. Qui, in uno dei tre soggiorni, furono trovati i resti di cinque adulti e tre bambini morti in seguito dell’eruzione del Vesuvio. All’interno di questa casa, un gioiello, per il suo apparato decorativo di notevole qualità, si può ammirare una elegante parete a fondo nero e quadretti raffiguranti immaginarie ville marittime che affiancano i quadri principali: quello con il trionfo di Bacco e Arianna, e quello con gli amori di Venere e Marte. Inoltre sono visibile amorini in volo su un fondo giallo ocra e contorni di scene moraleggianti in cui si riconoscono Narciso e Perona, rappresentata mentre allatta il vecchio padre Micone per salvarlo dalla morte a cui era stato condannato. “Triste pudore fuso con pietà” è la traduzione del distico dipinto nell’angolo superiore della composizione per celebrare l’amore filiale proposto dal mito. I padroni di casa hanno ritratto i volti dei propri figli ai lati dell’ingresso di questo interessante cubicolo che probabilmente era la stanza dei ragazzi. Forse sono i volti di quei bambini trovati morti. La stanza della ‘domina’ è decorata dall’affresco di Arianna che porge il filo a Teseo in una scena della toilette di Venere. Sulle pareti del giardino è ancora visibile l’affresco con scene di caccia (leoni, pantere e orsi, tori, buoi e cavalli). Al termine dei lavori di messa in sicurezza è stato restituito alla vista dei turisti il grande triclinio in cui campeggia il quadro in cui Neottolemo viene ucciso da Oreste davanti al tempio di Apollo a Delfi. La terza attrazione per i visitatori è il Piccolo Lupanare (‘Lupanariello’) restaurato all’interno di una struttura che era, probabilmente, un luogo di ristorazione in cui veniva esercitata la prostituzione. Quattro affreschi erotici rivelanoì la natura degli incontri che si tenevano in quel locale, del quale era stata murata la finestra per garantire la privacy ai clienti. Inedito, infine, lo scavo emerso dalla pulizia effettuata dagli archeologi nella Regio IX, insula 3, utilizzata già dai pompeiani come una sorta di ‘discarica’ di materiali di costruzione. Così la trovò Giuseppe Fiorelli e la lasciò durante i suoi scavi a metà del 1800. Oggi, grazie ai restauri del Grande Progetto Pompei, è riportato alla luce il pavimento in signinum di una dimora probabilmente abbandonata a seguito del terremoto del 62 d.C. Nei pressi, è stato portato alla luce un antico panificio (pistrinum) con una parte della macina, edificio poi trasformato in una tintoria (fullonica), con vasca e annesso lavatoio. Una bomba nel 1943 semidistrusse il pavimento in basoli della strada. Gli archeologi del Grande Progetto Pompei hanno risistemato la pavimentazione originaria di questa parte del sito.


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