Baby boss a Napoli, diktat del cardinale Sepe: «Serve il lavoro»

Baby boss a Napoli, diktat del cardinale Sepe: «Serve il lavoro»

Baby boss, diktat di Sepe

“Serve il lavoro contro il fenomeno dei baby boss”. Ne è convinto l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, che, nel giorno dell’Immacolata, lancia l’allarme contro il fenomeno dei ‘giovani che si ergono a capo clan’ e delle baby gang in un periodo nel quale i microdelinquenti spesso spadroneggiano in varie zone, fenomeno a cui si contrappone – è il duro j’accuse – ”un irrazionale fatalismo di coloro che guardano solo ai loro interessi e addossano alla città un marchio che non le fa onore”. Sul lavoro della stessa idea il sindaco, Luigi de Magistris, per il quale esso “è una delle vie più rilevanti e importanti” per strappare i giovani alla strada. Nel suo tradizionale ‘Discorso alla città’ il cardinale – che annuncia per l’8 e 9 febbraio a Napoli un incontro dei vescovi del Sud sul tema lavoro – parla di “pericolo grave, che mina e stronca il futuro di questi ragazzi e la vivibilità della comunità”. Contro le sirene della camorra, dei soldi facili per questi ragazzi servono “progetti concreti per creare lavoro”. Ecco perché come Chiesa “stiamo pensando a come favorire le cooperative per creare lavoro che sia in continuità, che dia futuro, non solo per un giorno o un mese”. Ci sono “giovani che si ergono a capo clan, sostituendosi a vecchi boss in galera o morti” e, accanto ad essi “o alle loro dipendenze, giovanissimi, baby gang che, senza alcun freno, senza alcuna regola per quanto scellerata, commettono reati, aggredendo per strada persone”. Il cardinale spiega che “nessuno può tirarsi indietro, chiudere gli occhi o tapparsi le orecchie”. “Contro questo andazzo non possiamo aspettare. Dobbiamo attivarci, riflettendo e agendo insieme. C’e’ un serio fenomeno sociale che va bloccato. Dobbiamo salvare Napoli per i giovani”. Serve, insomma, una ”evangelizzazione civica”. Per parlare del connubio giovani-lavoro, Sepe annuncia, come detto, un incontro di tutti vescovi del Sud e della Sardegna. “É un connubio inscindibile, al centro del malessere diffuso e che può rappresentare la chiave del cambiamento e della bonifica delle nostre terre da violenza e criminalità”. Un tema che va affrontato “con umiltà”, consapevoli di “non avere soluzioni miracolose, ma anche noi abbiamo il dovere di non stare a guardare né di demandare ad altri”. “Non vogliamo fare analisi, perché da anni ci sono state propinate. Vogliamo ragionare di lavoro, facendo leva sul possibile, proponendo progetti”. Ma Napoli non è solo ‘il male’. Sepe punta anche il dito contro i denigratori della città, “cattivi pittori” che disegnano ”tutto nero per difendere i propri interessi”. “Vogliamo alzare la voce e reagire contro il disegno scellerato di quelli che remano contro la ricchezza e la bellezza di Napoli – spiega – e la vogliono come palcoscenico naturale di una perversa rappresentazione di tutti i mali possibili, invece, ci sono iniziative che cercano di ridare fiducia, speranza”. Uno dei segni, per esempio, “è il flusso enorme di turisti che vengono a Napoli”. “Alla protervia degli sbandati che tentano di colpirla a morte, spadroneggiando con le armi alla mano in alcune parti del territorio si aggiunge un irrazionale fatalismo di coloro che guardano solo ai loro interessi e addossano alla nostra città un marchio che non le fa onore”. Gli fa eco de Magistris. “E’ una riflessione che ho fatto anch’io tante volte, Napoli va raccontata in tutta la sua complessità. Ci sono più immagini positive che negative e c’é anche chi le vuole nascondere per interessi che sicuramente non sono di carattere generale”. Anche il turismo può contribuire allo sviluppo. Dice l’ex pm: ”Questo costante essere in vetta della città dal punto di vista turistico, culturale e anche economico significa anche più posti di lavoro. Se in questi giorni si va in giro per Napoli non si vede solo una bella immagine, ma si vedono anche tante attività economiche, consumi, gente che lavora”.


ULTIME NEWS