Tiziana, suicida per il video hard. L’avvocato chiede la parcella alla madre della vittima

Tiziana, suicida per il video hard. L’avvocato chiede la parcella alla madre della vittima

Tiziana, legale chiede parcella alla madre

A poco più di tre mesi dalla morte di Tiziana Cantone, la 31enne di Mugnano (Napoli) suicidatasi dopo la diffusione sul web di video porno che la ritraevano, l’avvocato di una delle società che la ragazza aveva citato in Tribunale per ottenere la rimozione dei video, ha chiesto alla madre il pagamento delle spese legali, circa 5000 euro. Si tratta di Francesco Pianese, legale di “App Ideas srl”, che edita il sito “www.chiccheinformatiche.com”, citata da Tiziana Cantone con altri siti Internet. Pianese ha notificato alla Giglio l’ordinanza del giudice civile di Aversa che condannava la Cantone a pagare le spese legali ad “App Ideas” ed altre società, che erano state citate senza che ve ne fossero i presupposti. La mossa ha provocato la reazione di Andrea Orefice, legale di Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana. “Non credevo che si potesse fare una cosa del genere, specie dopo le parole di solidarietà umana espresse in seguito alla morte di Tiziana. Google e You Tube, hanno rinunciato mentre Facebook ha deciso di compensare”. L’avvocato Pianese, il giorno dopo la morte di Tiziana, intervistato da un sito web aveva definito la vicenda un “dramma umano”, affermando di non aver ancora chiesto il pagamento delle spese legali alla ragazza “per serietà”. Pianese aveva inoltre ipotizzato che proprio il pagamento delle spese processuali disposto dal giudice potesse aver rappresentato il colpo di grazia alla psiche già provata della ragazza. Raggiunto dall’ANSA, l’ avvocato ha detto: “ho chiesto il pagamento delle spese legali alla madre di Tiziana Cantone perché ho lavorato e credo sia giusto che quella somme mi vengano liquidate. D’altronde anche lei, tramite i suoi avvocati, sta conducendo una battaglia legale dopo la morte della figlia e, a quanto so, ha chiesto il pagamento della spese legali alle società che – diversamente da quella che rappresento – hanno perso nel giudizio civile attivato da Tiziana. Se si fossero fermati, probabilmente l’avrei fatto anch’io. In ogni caso ribadisco che provo dolore per la fine di Tiziana, che ritengo sia una vittima della nostra epoca”. “Chicche informatiche” fu uno dei numerosi siti, oltre 100, che – afferma il legale – “pur senza nominare Tiziana, contribuirono alla diffusione dei video hot dando anche informazioni su come accedervi”. Alcuni mesi prima di suicidarsi Tiziana Cantone, allora difesa dagli avvocato Fabio e Roberta Fogliamanzillo, aveva citato davanti al giudice civile numerosi siti in cui comparivano i video hot incriminati, per chiederne la rimozione. Il giudice Monica Marrazzo il 10 agosto con ordinanza aveva dato ragione alla ragazza solo con riferimento a poche società, come Facebook, che ancora non avevano rimosso tutte le pagine che consentivano di accedere ai video. Per le richieste rivolte ad altre società invece, il magistrato aveva invece condannato Tiziana a risarcire spese legali per oltre 20 mila euro. La madre di Tiziana Cantone disse che dopo quella l’ordinanza la figlia aveva avuto un crollo psico-fisico, in quanto si era sentita tradita dalle istituzioni cui si era rivolta per ottenere giustizia. Dopo la morte della giovane donna, l’autorità giudiziaria ha riconosciuto la validità di un principio che Tiziana aveva cercato di far valere invano in giudizio. Il Tribunale civile di Aversa, con ordinanza del 4 novembre scorso, ha dato torto a Facebook, che intanto aveva presentato reclamo contro il provvedimento della Marrazzo. Il collegio giudicante ha ritenuto che Facebook avrebbe dovuto rimuovere i video subito dopo la segnalazione fatta da Tiziana, senza attendere un ordine del giudice o del Garante. Una vittoria postuma che la madre di Tiziana commentò positivamente.


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