Nino D’Angelo, stoccata a De Laurentiis: “Il San Paolo non è più dei tifosi, ora il nostro tempio ha un padrone”

Nino D’Angelo, stoccata a De Laurentiis: “Il San Paolo non è più dei tifosi, ora il nostro tempio ha un padrone”

Nino D'Angelo, stoccata a De Laurentiis: "Hai scippato il tempio del tifo, il San Paolo è dei padroni"

«Ci sono meno spettatori al San Paolo, perché lo stadio è dei padroni come De Laurentiis, non appartiene più ai tifosi».

Nino D’Angelo, ex ragazzo della Curva B, oggi direttore artistico del Trianon, come commenta questo dato sul calo delle presenze allo stadio di Fuorigrotta?

«Non ne ero a conoscenza, ma non mi meraviglia. Oramai non è più come una volta, quando le società sportive si autofinanziavano con gli abbonamenti dei tifosi».

Che cosa intende dire?

«Mentre in passato, quando io ero ragazzo e andavo a vedere la partita, le società fondavano la gran parte degli introiti sugli abbonati che andavano allo stadio, oggi i soldi arrivano dalle tv e dagli sponsor».

Il calcio insomma è diventato un business e non è più divertimento e sport?

«E’ solo una merce nelle mani di padroni, come Aurelio De Laurentiis».

Quindi attribuisce a questo la riduzione dei supporter azzurri al San Paolo?

«Sì. Diciamo che da un lato tra le motivazioni c’è il boom delle pay tv, che quando io ero bambino non esistevano. Ragione per cui la gente andava allo stadio a vedere i suoi beniamini. Ma la causa principale è il costo troppo alto dei biglietti».

Lei sa che oggi un ticket di Curva costa in media sui 20 euro e, se si tratta di una gara importante, si arriva anche a 40 euro? Cosa ne pensa?

«E’ lo specchio del meccanismo di cui parlavo. Non esiste più un prezzo popolare e le stesse Curve sono diventate troppo care, specie per una famiglia intera che va allo stadio». 

Dunque più introiti per le società di calcio con le tv e gli sponsor e più incassi per i «padroni» di cui diceva prima?

«La gente non è invogliata ad andare a vedere la partita dal vivo, perché costa troppo e ha capito il gioco di chi invece ne ha fatto un business. Ecco perché penso che le cose siano molto cambiate rispetto al passato».

Lei segue il Napoli al San Paolo?

«Non più da molto tempo ormai, ma da giovane ci andavo sempre. Oggi guardo i match in tv seduto in poltrona a casa mia».

Eppure lei è stato colui che ha reso grande la squadra con un inno che anche le nuove generazioni hanno fatto proprio. Sa che ancora lo intonano?

«Non saprei, né so se sia ancora quello che i tifosi amano. Ma so che la fede azzurra è una passione che nasce e muore dentro per un vero tifoso e io lo sono».

Il 16 gennaio Diego Armando Maradona tornerà a Napoli in uno spettacolo al San Carlo. Che ricordo ha di lui come tifoso?

«Io e Diego siamo grandi amici. Lui è il più grande calciatore che sia mai esistito sulla terra ed è un’icona per la città di Napoli e per i tifosi. Insieme abbiamo girato anche un film di Neri Parenti, “Tifosi”, del 1999. Sono felice che torni qui perché è nel cuore di tutti i napoletani».

 


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