Buonajuto, il piccolo Renzi punta a rottamare il Governatore: «De Luca non è un uomo di partito»

Buonajuto, il piccolo Renzi punta a rottamare il Governatore: «De Luca non è un uomo di partito»

Buonajuto, il rottamatore di De Luca: «Non sei un uomo di partito»

«Faccio il sindaco non so altro». Lo ripete continuamente Ciro Buonajuto che appartiene a quella generazione democrat di 40enni su cui ora Matteo Renzi punta per rilanciare il Pd, in particolare in Campania dove la batosta sul Referendum è stata clamorosa, nonostante i milioni di euro stanziati dal suo Governo. Il delfino dell’ex premier che lo scelse personalmente per guidare Ercolano, è in pole per la segreteria nazionale con il compito di asfaltare il Governatore, un battitore libero che ha dimostrato, perdendo anche nei suoi fortini, di non essere utile al partito. Avrà il compito anche di tenere a freno i capibastone, quelli che hanno portato il Pd, imbrigliato dalle lotte intestine, alla canna del gas a Napoli e provincia.

Buonajuto presto l’ingresso in segreteria nazionale, il suo sarà un compito arduo…

«Preferisco non parlare di questo, non ne so nulla. Non ho avuto ancora contatti con Renzi e non è che non voglio rispondere, ma sono già abbastanza sovraesposto e preferisco evitare di fare commenti sulla nuova segreteria. Sono orgoglioso di essere così considerato e per ora mi limito a dire che spero che il Pd cresca al di là dei componenti». 

Riuscirà a rottamare il Governatore?

«Non c’è nessuno da rottamare. De Luca è un leader autorevole ed un eccellente amministratore, ma va detto che non è un uomo di partito. Al Pd non serve un uomo solo al comando e autoritario, avrebbe dovuto confrontarsi di più e non l’ha fatto. Così di certo non cresce né il partito, né la classe dirigente locale».

Ma perchè a Napoli e in Campania, dopo l’era Bassolino-Iervolino, ne esiste una?

«Non è giusto dire che 20 anni fa c’erano i giganti ed ora nel Pd ci sono dei nani. Abbiamo tante eccellenze e personalità».

Che non emergono perchè i capibastone sono più interessati a mantenere i loro interessi che al bene del partito…

«Il partito in particolare a Napoli trasmette un’immagine che è quella della guerra tra bande e correnti, invece di far emergere le tante anime che lo compongono in modo positivo. Lo stesso Mario Casillo definito capobastone è uno che sta sul territorio, tutti i giorni alla sede Pd di Boscoreale, in mezzo alle persone. Bisogna fare proprio questo e soprattutto riaprire i circoli chiusi da anni».

Invece i circoli chiudono e il Pd in Comuni importanti come Pompei non è in grado neanche di eleggere il segretario da anni.

«La situazione è grave, serve subito una svolta. I segretari hanno una responsabilità se i circoli chiudono e i giovani non possono militare nel partito se non rivolgendosi al referente di turno. Così non va bene, si diventa autoreferenziali, incapaci di parlare alla gente come ha dimostrato il Referendum».

Referendum, i sindaci si sono impegnati poco…

«Il pessimo risultato è innegabile. Avrebbero potuto fare di più e forse non l’hanno sentita una battaglia propria perchè sempre di più si limita l’attività di partito a quella elettorale».

Niente lanciafiamme, ma ora bisogna subito azzerare le segreterie?

«Di certo la discussione va aperta, al di là degli uomini, il metodo va cambiato».

E del metodo di Massimo D’Alema che ha chiuso la sede Pd a Ercolano. Un dispetto politico?

«Un dispetto ai militanti. Il giorno dopo ci ha aperto il Comitato per il No. Una brutta immagine che fa male al partito». 

Ultima domanda: alle regionali si candida?

«Faccio il sindaco e basta».


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