Botti illegali, crolla palazzo alla Sanità. I residenti: «Ogni sera sono i clan a sparare»

Botti illegali, crolla palazzo alla Sanità. I residenti: «Ogni sera sono i clan a sparare»

Botti illegali, crolla palazzo alla Sanità. I residenti: «Ogni sera sono i clan a sparare»

Cartoni, rifiuti, erbacce e fango ovunque. Dopo aver svoltato l’angolo di via Santa Teresa, discesa sanità sembra un territorio di guerra. O peggio, «sembra essere passato un uragano», come commenta un residente. La notte di Capodanno qualcuno ha fatto esplodere un petardo, che ha devastato un appartamento all’ultimo piano dello stabile al civico 20, interamente crollato, dove un venditore ambulante aveva allestito una specie di magazzino-deposito. Ma a contare i danni sin dal primo giorno dell’anno sono state le famiglie sgomberate da polizia municipale, vigili del fuoco e protezione civile. Per l’esattezza 20, stando alle prime stime, rispetto ai 40 nuclei familiari che abitano nella palazzina di proprietà privata. Una sorte di «ecatombe» in termini di emergenza abitativa, che da quattro giorni ha visto finire in mezzo a una strada donne e bambini. In particolare sono una decina i minori rimasti senza un tetto, dopo la violenta esplosione causata dal lancio di uno dei tanti botti illegali usati nella notte a cavallo tra il 31 dicembre e il 1 gennaio. E ora, naturalmente, i danni sono evidenti.

La notte della tragedia sfiorata

Un petardo. Uno dei tanti botti illegali che da queste parti si fanno esplodere non solo la Notte di San Silvestro. Un’abitudine radicata al Rione Sanità, dove si “spara” un giorno sì e l’altro pure per diversi motivi: per festeggiare il ritorno a casa dal carcere di un pregiudicato, per l’arrivo di una nuova partita di droga, o per salutare la nascita di un bambino. E, ciliegina sulla torta, per accogliere il nuovo anno con le pericolosissime “bombe” che tanti feriti causano andando ad allungare il bollettino di guerra degli ospedali. Stavolta la tragedia è stata, per fortuna, solo sfiorata, ma un intero palazzo e quelli circostanti, cui si aggiungono i bassi hanno letteralmente tremato. L’esplosione è avvenuta poco dopo la mezzanotte e il petardo è finito, malauguratamente all’interno dell’appartamento-deposito all’ultimo piano dell’edificio al civico 20. Qui, secondo alcune voci, pare che vi fossero le tapparelle aperte. Ciò che avrebbe (il condizionale è d’obbligo in questi casi, dato che sono ancora in corso le verifiche e le indagini tecniche) provocato l’incendio che ha devastato la casa e buona parte di una delle due scale dello stabile. Sul posto, sin dai primi giorni, anche i rappresentanti della Terza Municipalità: il vice presidente Salvatore Flocco e il consigliere Ciro Guida.

Il racconto dei residenti

«I vigili del fuoco hanno dovuto usare idranti per spegnere le fiamme per ben 12 ore. Era allucinante. Sembrava una calamità naturale, a guardare i danni in tutto il palazzo e nelle nostre case. E la cosa che ancora sento nelle narici è l’odore acre del fumo mescolato all’acqua bollente». Diego Nuzzo, di professione architetto e noto intellettuale napoletano, è uno dei residenti del palazzo devastato dall’incendio al civico 20 di discesa Sanità. «Abbiamo rincasato alle 2.30 circa la notte del primo gennaio – spiega – e ci siamo trovati di fronte a quello spettacolo terribile. Il nostro appartamento, di circa 300 metri quadri, è proprio sotto all’abitazione dove è entrato ed è scoppiato il petardo. Infatti abbiamo gran parte delle stanze, a cominciare dalla camera da letto, che affacciano sulla strada inagibili. Ma soprattutto i danni sono ingenti: libri, quadri e altri oggetti preziosi completamente distrutti». Ma Nuzzo punta il dito soprattutto contro l’assuefazione e il mancato controllo sull’uso illegale dei botti, non solo la notte di Capodanno: «qui si spara sempre, quasi ogni sera. E la cosa assurda è che nessuno interviene e sanno tutti che è illegale oltre che pericoloso».

Donne contro il Comune

«Stiamo in mezzo a una strada dalla notte di Capodanno. Soprattutto i nostri figli, che non hanno più un tetto sulla testa. Perché non ci mettono in albergo?». Due donne affacciate a un basso inveiscono contro l’assenza di interventi da parte del Comune, nonostante il palazzo dove si è sviluppato l’incendio sia di proprietà privata. «Non c’entra nulla – incalzano le inquiline – perché qui ci sono minori che devono essere assistiti con una casa e un pasto caldo. Il sindaco pensa solo agli immigrati e ai clochard? Perché piuttosto non viene a vedere anche in che condizioni stiamo noi?».

Nominato ieri un nuovo amministratore

In una riunione urgente il condominio di discesa Sanità 20 ha nominato un nuovo amministratore, poiché quello in carica era deceduto un mese fa. Intanto resta da chiarire di chi siano le responsabilità di quanto avvenuto, chi ha fatto esplodere il petardo che ha distrutto un’intera ala del palazzo e ha costretto a sgomberare 20 famiglie. Sul posto gli agenti della polizia municipale continuano a monitorare la chiusura al traffico della strada, dato che dal tetto si vedono chiaramente le lesioni che potrebbero provocare un crollo improvviso.


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