Le 4 Stagioni di Vivaldi narrate da Pulcinella con la regia di Rossella Santoro

Le 4 Stagioni di Vivaldi narrate da Pulcinella con la regia di Rossella Santoro

Le 4 Stagioni di Vivaldi narrate da Pulcinella con la regia di Rossella Santoro

Le note della suggestive melodie settecentesche di uno dei più grandi compositori del barocco veneziano e la maschera partenopea per eccellenza. Un connubio che, nella magica atmosfera della Domus Ars a Santa Chiara, ha regalato emozioni uniche al pubblico grazie all’ orchestra “Amici del ‘700 Napoletano”, che ha presentato a Napoli “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, nell’ambito della rassegna “‘E Stagioni ‘e Pullecenella”, nata da un’idea di Marco Traverso. Cornice dell’evento il Centro d’Arte, Musica e Cultura di via Santa Chiara. Per l’occasione Pulcinella (interpretato da un bravissimo Pasquale Minopoli) ha raccontato, con la sua notevole e rinomata abilità istrionica, le Quattro Stagioni, alternandosi all’esecuzione dei vari movimenti che hanno visto al violino solista Federica Severini, talentuosa ventenne di Salerno, cui ha fatto da sfondo un ensemble costituito da un clavicembalo e cinque archi; con la drammaturgia e la regia di Rossella Santoro e la scenografia di Marco Maria Taglialatela. Si tratta di quattro concerti solistici, ispirati ciascuno ad una stagione dell’anno, che fanno parte della raccolta dei 12 concerti che rappresentano uno dei più alti esempi nel repertorio barocco, di “musica a programma”, in cui le quattro principali fasi climatiche dell’anno vengono “narrate”, in maniera alquanto colorita, da Pulcinella che ha accompagnato il pubblico ad assaporare e gustare in musica i vari momenti di ciascuna stagione. Durante l’ascolto si penetra nell’essenza più intima dei vari elementi evocati e qui rappresentati dal Taglialatela attraverso immagini su teli bianchi che hanno simulato, anche per la posizione scelta, una cornice contenitiva dell’ensemble, di Pulcinella narratore, ma anche del pubblico che, secondo una chiara volontà dello scenografo, è diventato coprotagonista e libero interprete di quel psicodramma non solo della Natura che muore, ma che già contiene in sé il seme della futura rinascita, ma anche di “quella napoletanità bella, pulita e che odora di panni stesi freschi di bucato”. I sonetti anonimi che descrivono le 4 Stagioni sono probabilmente del Vivaldi stesso. L’abile regia della Santoro li ha liberamente “resi” in lingua napoletana, drammatizzandoli per un Pulcinella originale, narratore che al tempo stesso interagisce con il pubblico e con gli stessi musicisti. La Santoro, che si è occupata anche della drammaturgia, ha tessuto un testo divertente e al tempo stesso creativo e pieno di spunti storici. Come quando fa entrare Pulcinella dall’ingresso del portone chiuso (dopo aver bussato ripetutamente) mentre l’orchestra accorda gli strumenti, simulando il verso di una gallina per spiegare probabilmente l’origine del suo nome e della sua maschera da “Pulcino a Pulcinella”, fino a quando racconta che Domenico Scarlatti, prima di Vivaldi, aveva avuto l’intuizione di comporre un concerto ispirato alle 4 Stagioni per dimostrare come – ancora una volta – i napoletani erano e sono antesignani in tanti campi, dall’arte alla cultura, alla tecnologia.


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