Saviano replica a DeMa: «Sarà accoltellato dai suoi lacché»

Saviano replica a DeMa: «Sarà accoltellato dai suoi lacché»

Saviano replica a DeMa: «Sarà accoltellato dai suoi lacché»

“Sindaco De Magistris, quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè, più o meno pagati, dei quali si circonda per mistificare la realtà, unico modo per evitare di affrontarla”. Così lo scrittore Roberto Saviano replica al sindaco di Napoli Luigi De Magistris sulle critiche relative alla situazione della città.    
“Due sparatorie in pieno centro – scrive Saviano – e una bambina di 10 anni ferita in un luogo affollatissimo della città: ma il sindaco è infastidito dalla realtà, a lui non interessa la realtà, a lui interessa l’idea, quell’idea falsa di una città in rinascita: problema non sono le vittime innocenti del fuoco della camorra, problema è che poi Saviano ne parlerà. Il contesto nel quale nascono e crescono le organizzazioni criminali, fatto di assenza delle regole e lassismo, da quando lui è sindaco non solo non è mutato, ma ha preso una piega più grottesca: ora la camorra in città è minorenne e il disagio si è esteso alle fasce anagraficamente più deboli”.
“Ma di tutto ciò – prosegue Saviano –  il sindaco non ama parlare e detesta che lo facciano altri: pare  che la città sia ridotta al salotto di casa sua, a polvere da  nascondere sotto al divano. Basta pensare alla superficialità  (per non dire al fastidio) con cui il sindaco parla di periferie  annegate nel degrado: al sindaco fa schifo Soccavo, fa schifo  Pianura, si vergogna del rione Conocal, se ne frega del rione  Traiano. Il sindaco è del Vomero, gli piacciono le cose  ordinate, pulite. E così succede che sulla gestione del  patrimonio immobiliare comunale, nelle periferie controllate  dalla camorra, difficilmente spenda una parola, nonostante  inchieste giornalistiche serissime inchiodino l’amministrazione  comunale a responsabilità enormi. E chissà che su questa, come  su altre vicende, anche la Procura della Repubblica prima o poi  non intervenga”.      
“Ma che importa, dirà il sindaco”, scrive ancora Saviano. “La  realtà di Napoli sono le strade affollate e non i killer pronti  a sparare nel mucchio, magari per un regolamento di conti, per  poche centinaia di euro. E il problema non sono i killer, per  carità, ma Saviano che poi ne parlerà”.     Prosegue lo scrittore: “Distoglierei lo sguardo da Napoli se  le organizzazioni criminali smettessero di tenere sotto giogo  l’intera città, che è tutta una periferia, tranne qualche  quartiere collinare ricco dei reinvestimenti della camorra. Mi  piace meno il commento sulla mia pericolosità, quello è da  webete: De Magistris, lei è un ex magistrato, dovrebbe sapere  che la scorta si dà per proteggere e non per mandare a morire. A  Falcone, gente ingenua e priva di riferimenti, diceva che gli  attentati se li organizzava da solo, almeno lei non ha detto che  la situazione in cui vivo me la sono inventata io, è già  qualcosa. Ma lei ha bisogno di me, ha bisogno di contrapporsi a  qualcuno: lei ha bisogno delle contrapposizioni perché senza  quelle dovrebbe affrontare la realtà dei tanti soprusi che la  sua amministrazione tollera. Ma non è l’unico: quando criticavo  Berlusconi ero da strozzare, con Renzi sono diventato un gufo,  se parlo di infiltrazioni mafiose al Nord diffamo. Lei mi  definisce uno “zelluso” (traduzione italiana: calvo)  anemozionale e la cosa, in fondo, mi fa anche un po’ ridere.  Quel che è certo, sindaco De Magistris – conclude Saviano – è  che quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno  al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè, più o meno  pagati, dei quali si circonda per mistificare la realtà, unico  modo per evitare di affrontarla”.


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