Torre del Greco, il ritorno del “regista occulto” per chiudere la crisi in giunta

Torre del Greco, il ritorno del “regista occulto” per chiudere la crisi in giunta

Torre del Greco, il ritorno del "regista occulto" per chiudere la crisi in giunta

Torre del Greco. Si era a lungo eclissato dal Comune dopo le «dimissioni per motivi personali» firmate a febbraio del 2016: un’uscita di scena successiva all’ennesima bufera giudiziaria su palazzo Baronale, accompagnata dalla contestuale nomina di Domenico Balzano – il pranoterapeuta di fiducia dell’ex assessore provinciale – e promozione di Romina Stilo a vicesindaco. Ma, passato il polverone, Donato Capone si è lentamente ripreso – dietro le quinte – il suo ruolo di “regista” dell’amministrazione comunale targata Ciro Borriello.

Non a caso, lo specialista delle politiche sociali è tornato a bazzicare le stanze del municipio – una costante “presenza” subito segnalata in una lettera anonima arrivata alla procura di Torre Annunziata – e a dialogare vis-à-vis con il primo cittadino e la first lady del Comune. 
Proprio Donato Capone è stato convocato in settimana a palazzo Baronale per partecipare a un summit a tre con Ciro Borriello e Pasquale Brancaccio, il presidente del consiglio comunale uscito indenne dalla mozione di sfiducia presentata da nove esponenti della maggioranza ai tempi della guerra fredda al sindaco. A Donato Capone sarebbe stato chiesto di “tenere tranquilli” i suoi fedelissimi – i consiglieri comunali Felice Gaglione e Gabriele Capuani – e scongiurare il rischio di ulteriori “colpi di testa” da parte dell’ex ribelle Luigi Caldarola. Ovvero il dissidente immediatamente deluso da Ciro Borriello, pronto a richiamare Romina Stilo in giunta a dispetto degli accordi stretti alla vigilia del consiglio comunale dei veleni. 

L’ex vicesindaco avrebbe “garantito” per i tre alleati, facendo tirare a Ciro Borriello un sospiro di sollievo. Perché i numeri, a dispetto dell’ottimismo mostrato dal chirurgo plastico con la passione per la politica, restano risicati. Ma il tempo “gioca” tutto in favore del leader locale del centrodestra: «Non c’è fretta per completare la giunta – le parole pronunciate in diverse occasioni dal primo cittadino – Le regole sono chiare: ogni due consiglieri comunali hanno diritto a un assessore. Aspetto le proposte degli alleati». Un chiaro modo per “buttare la palla” in un campo al momento minato: un accordo tra gli ex dissidenti – a dispetto di un primo ammiccamento tra il “coccodrillo” Ciro Piccirillo e il golden boy di Forza Italia, Stefano Abilitato – sembra inverosimile, considerate le legittime aspirazioni dei vari Ottavio Bello, Cinzia Mirabella e Luigi Caldarola.

D’altronde, nessuna trattativa ufficiale è stata intavolata in maggioranza e l’attesa potrebbe non essere breve. La prossima “scadenza” delicata per Ciro Borriello arriverà a fine mese, quando è in programma – salvo ulteriori rinvii – la sentenza bis per lo scandalo abusivopoli all’ombra del Vesuvio. A qualche alleato, il primo cittadino avrebbe rivelato di essere disposto a discutere – in caso di eventuale condanna e conseguente sospensione dalla carica – la posizione del vicesindaco. «Ma si tratta sicuro dell’ennesimo bluff per guadagnare tempo senza creare ulteriori tensioni», la convinzione che circola nei corridoi di palazzo Baronale. Dove la parola crisi, insomma, sembra essere stata messa definitivamente in soffitta. Perché finché non sarà aperta ufficialmente la discussione sui due posti rimasti vacanti all’interno dell’esecutivo cittadino, il sindaco potrà sempre scaricare la “colpa” sui dissidenti.


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