Il nipote del boss Papale aveva casa a Sorrento, inchiesta dell’Antimafia: «Frutto di riciclaggio»

Il nipote del boss Papale aveva casa a Sorrento, inchiesta dell’Antimafia: «Frutto di riciclaggio»

Il nipote del boss Papale aveva casa a Sorrento, inchiesta dell'Antimafia: «Frutto di riciclaggio»

Mario Papale, il nipote dell’omonimo boss di Ercolano confinato al carcere duro, acquistò un ampio appartamento nel salotto buono di Sorrento. Precisamente in un parco privato di corso Italia, a quattro passi da piazza Angelina Lauro, di fronte all’ufficio postale. Ma la casa, stando alle inchieste della Direzione nazionale antimafia, sarebbe frutto dell’affare riciclaggio. Un giro di denaro sporco ricostruito nel 2009 dai finanzieri del Gico a chiusura di un’inchiesta sulle “lavanderie” della camorra in Toscana. Adesso quella casa è stata confiscata e il Comune di Sorrento intende ottenerla per “ripulirla” dall’onta della criminalità organizzata. Obiettivo: trasformare l’immobile in un centro di assistenza per persone portatrici di handicap.
Il sindaco Giuseppe Cuomo si è mosso ufficialmente due giorni fa quando ha deciso di inviare una lettera all’Anbsc, l’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Documento di poche righe, molto formale, ma che rappresenta un segnale eloquente e anche una sorta di monito per chi dice che a Sorrento i clan vengono soltanto a villeggiare. La richiesta di ottenere in gestione l’appartamento appartenuto a Mario Papale sarà al vaglio di accertamenti e probabilmente già nel giro di qualche settimana Cuomo avrà una risposta dall’Anbsc. Il sindaco spera in un verdetto positivo. «L’immobile ha caratteristiche tali da potere essere opportunamente destinato a potenziare l’offerta dei servizi socio-assistenziali – spiega Cuomo -. Intendiamo adibire l’unità, in caso di assegnazione, a gruppo di appartamenti per disabili adulti autonomi e semi-autonomi, come previsto dalla recente legge 112/2016. Un servizio che attualmente non siamo in grado di erogare per mancanza di strutture idonee in città».
Il sindaco ne parla con equilibrio sapendo bene che si toccano corde delicate. Eppure il segnale di riscatto è forte: «Spero che il bene possa esserci riconosciuto così da poter lanciare un segnale chiaro, di legalità, soprattutto per i nostri giovani».


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