Mani di politici e clan sul cimitero di Torre Annunziata. Il sindaco: «Io non so proprio nulla»

Mani di politici e clan sul cimitero di Torre Annunziata. Il sindaco: «Io non so proprio nulla»

Torre Annunziata. Mani di politici e clan sul cimitero Starita: «Io non so proprio nulla»

«Non sono a conoscenza di iniziative giudiziarie sulla questione cimitero». Liquida così il primo cittadino Giosuè Starita l’argomento sulla gestione del camposanto di via Sepolcri finito al centro di un’indagine da parte della Procura di Torre Annunziata e dei carabinieri che proprio nei giorni scorsi hanno sottoposto ad un nuovo interrogatorio l’ex imprenditore diventato collaboratore di giustizia. Non commenta la notizia e nè si sbilancia sulla possibilità che l’imprenditore stia facendo nomi e cognomi di amministratori, tecnici, dipendenti che hanno permesso per anni di mettere le mani sulla gestione del servizio. «Come amministrazione, per l’intero mandato che ho svolto e che continuo a svolgere so con certezza di aver messo in campo sono una serie di iniziative trasparenti». Non teme un terremoto politico e spiega anche perchè: «il cimitero è di per sè un settore delicato, a Torre Annunziata come in altre città incalza il primo cittadino – abbiamo sembra mostrato il massimo della collaborazione in percorsi paralleli a quelli amministrativi . Abbiamo costruito un impianto ex novo partendo dal regolamento cimiteriale, abbiamo rescisso il project financing, attenzionato l’intera macchina cimiteriale e introdotto vincoli che servono a monitorare passo passo ogni singola azione che viene messa in campo nella struttura». Non si sbilancia nè sul periodo che è finito sotto la lente di ingrandimento da magistrati ed investigatori e nè sulla possibilità che a breve possano finire nel registro degli indagati anche i primi nominativi. Insomma come se quello che fosse accaduto nel camposanto non era di sua competenza anche se capo dell’amministrazione. Intanto nei prossimi giorni partiranno i primi riscontri su quello dichiarato nell’ultimo interrogatorio dal collaboratore di giustizia e quelli che sono i fatti. Riscontri necessari per testare la veridicità delle informazioni rese dal pentito che dal 2015 ad oggi ha già fornito ricostruzioni e scenari inquietanti. Sotto i riflettori sono finiti tre servizi: gli abusi edilizi e le false concessioni, le autorizzazioni per sanare abusi, la compravendita dei posti di lavoro, i presunti rapporti tra politici e esponenti della criminalità organizzata. Il periodo finito sotto la lente di ingrandimento  è quello che va dal 2008 al 2011 ma non è escluso che la lista degli anni possa allungarsi. Intanto la notizia del nuovo interrogatorio ha creato non poche tensioni in città. Quello che però ora cercando di ricostruire i magistrati è il modus operandi che era stato messo su per gestire l’affare che avrebbe fruttato, attraverso la ragnatela fuorilegge anche introiti di denaro. 


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