Gragnano. Viaggio nell’ospedale depotenziato, reparti accorpati e personale ridotto all’osso

Gragnano. Viaggio nell’ospedale depotenziato, reparti accorpati e personale ridotto all’osso

Ospedale Nuovo di Gragnano, «Una Ferrari che cammina con la prima marcia». Così viene definito il presidio sanitario da parte degli addetti ai lavori ma anche dai pazienti, che si ritrovano una struttura funzionante per metà. Condannato a un’autoge

Ospedale Nuovo di Gragnano, «Una Ferrari che cammina con la prima marcia». Così viene definito il presidio sanitario da parte degli addetti ai lavori ma anche dai pazienti, che si ritrovano una struttura funzionante per metà.
Condannato a un’autogestione ma dipendente in tutto e per tutto dalla direzione sanitaria dell’ospedale di Castellammare di Stabia. Ma senza un collegamento che agevoli l’accesso dei pazienti ricoverati a Gragnano agli accertamenti da svolgere, tassativamente, presso il San Leonardo. Radiologia: apparecchiature guaste da più di 10 giorni. Laboratorio analisi: chiuso. Mancanza di un’ambulanza che faccia da spola tra i due ospedali. «E’ difficile gestire le emergenze qualora arrivino. Siamo in una situazione altamente precaria». E’ la preoccupazione di medici e infermieri rimasti in quello che è diventato un “avamposto”. «Sono affetto da un cancro alla vescica e per effettuare una cistoscopia ho dovuto attendere 3 giorni, prima di essere trasportato all’ospedale stabiese», racconta sconfortato un paziente incontrato tra i padiglioni dell’ospedale Nuovo di Gragnano. I reparti semivuoti e accorpati che non permettono di sfruttare, interamente, il potenziale della struttura ospedaliera. Un depotenziamento che penalizza un ospedale che sembra già destinato a chiudere o, nelle migliori delle ipotesi, a trasformarsi in una clinica privata. Uniti Geriatria e Medicina Interna che, attualmente, contano di 36 posti letto disponibili utilizzati, talvolta, anche da Epatologia. E proprio quella che è considerato il reparto di eccellenza della Regione Campania, Epatologia, diretto dal primario Carmine Coppola, regge ancora il peso dell’intera struttura e ne consente la continuità. Soltanto 24 infermieri attivi nell’ospedale Santa Maria di Casa Scola sono “sopravvissuti”, di cui circa 20 operativi h24. Arranca anche il reparto di Oncologia, coordinato dal primario Carmine Pizza, costretto ad accogliere soltanto day hospital. Un ospedale “mordi e fuggi” nonostante gli spazi disponibili del presidio ospedaliero, rimasto bloccato negli accordi dei vertici Asl Na3. Resta un miraggio, per adesso, anche l’apertura del nuovo reparto Lunghe Degenze, che avrebbe dovuto accogliere i pazienti in stato vegetativo e predisposto per 6 ricoveri. Tutto fermo. Così come resterà un’utopia la possibilità di nascere a Gragnano. Un agio perso dai cittadini residenti dal 1992, anno di chiusura del vecchio presidio ospedaliero locale. Questo per la spartizione dei reparti avvenuti tra gli ospedali di Gragnano e Castellammare. Tante stanze restano chiuse. Finestre serrate. Piani dell’ospedale Nuovo di Gragnano praticamente “fantasma”, abbandonati al proprio destino. Anche il sindaco Paolo Cimmino aveva provato a difendere il presidio sanitario gragnanese, a scelta avvenuta del “blocco dei ricoveri” presso l’ospedale Sanata Maria di Casa Scola. «La necessità di tale provvedimento adottato a novembre scorso,  seppur dettato dalla necessità di decongestionare l’intasamento generato dall’alto flusso di ricoveri in Pronto Soccorso presso l’Ospedale San Leonardo, non ci è apparso condivisibile per due ordini di motivi – aveva protestato il primo cittadino Paolo Cimmino – Il primo perchè la struttura di Gragnano oggi non appare adeguata per accogliere pazienti in condizioni di criticità e comunque non stabilizzati, il secondo, perché tale scelta snatura la struttura di “Medicina Generale” che oggi rappresenta per la nostra città un motivo di vanto atteso che sono stati raggiunti livelli tali da poter  essere considerata un centro di eccellenza nella cura delle malattie epatiche».
 


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