Tito-Donnarumma: il “re” delle luci condannato a Sorrento “disegnò” il bando del Comune di Meta. Spunta la bugia sugli addobbi montati da “ignoti”

Tito-Donnarumma: il “re” delle luci condannato a Sorrento “disegnò” il bando del Comune di Meta. Spunta la bugia sugli addobbi montati da “ignoti”

Tito-Donnarumma: il "re" delle luci condannato a Sorrento "disegnò" il bando del Comune di Meta. Spunta la bugia sugli addobbi montati da "ignoti"

Addobbi natalizi montati con la gara d’appalto ancora in corso. E rimossi quando i consiglieri comunali di minoranza chiedono chiarimenti. Il giallo delle luminarie dell’autunno 2014 è una tappa chiave dell’inchiesta sul sindaco di Meta Giuseppe Tito. Nei guai anche Aniello Donnarumma, il “re” delle luci natalizie che anche quell’anno si aggiudicò l’affare per quasi 50mila euro. Si tratta di un nome noto non solo per il business delle luminarie che piazza in tutti i Comuni della penisola sorrentina. Donnarumma è uno dei condannati della tragedia del primo maggio 2007 a Sorrento: una gru della sua impresa stava montando gli addobbi sulla facciata della basilica di Sant’Antonino. Poi il cestello crollò uccidendo due donne. Il processo si è chiuso nel 2015 e Donnarumma si è visto confermare dalla Cassazione la condanna a un anno e otto mesi.
Adesso arriva una nuova mazzata. Le indagini sul Comune di Meta portano l’imprenditore di Pimonte in copertina. E soprattutto per un elemento scottante: fu lui, secondo la Procura di Torre Annuziata, a consegnare a Tito il progetto di massima che il Comune avrebbe dovuto mettere a bando come effettivamente avvenne tre mesi dopo quel contatto con il sindaco.
C’è dell’altro. Tito, per le fiamme gialle, mentì sugli addobbi installati “da ignari” nella notte tra il 13 e 14 ottobre del 2014. Il sindaco disse una frase che sa di beffa: «Il Comune farà chiarezza nelle sedi opportune per accertare senza alcun tipo di timore i fatti contestati». E con Borrelli produsse un’informativa attribuendo a ignoti il montaggio delle luci. Ma lui, per le fiamme gialle, era già a conoscenza di tutto. Motivo? Proprio il sindaco, con Donnarumma, gli operai della ditta e il presidente del consiglio comunale Michele Castellano (estraneo alle indagini), seguì, nella notte incriminata, il montaggio degli addobbi. E fu ancora lui, giorni dopo, a sollecitare l’ingegnere comunale Paola De Maio ad annullare la gara in corso visto che la minoranza presentò un esposto. Il Comune pubblicò un nuovo schema di procedura che vide partecipare solo Donnarumma che si aggiudicò i lavori.


ULTIME NEWS