Tito-gate, spunta la cassa per le mazzette: per la Procura era nelle mani di una donna assunta su input del sindaco di Meta

Tito-gate, spunta la cassa per le mazzette: per la Procura era nelle mani di una donna assunta su input del sindaco di Meta

La cassa per le mazzette nelle mani di una donna assunta su input del sindaco

La mazzetta era puntuale: 2.500 euro al mese, da marzo a ottobre 2012. Ma rappresenta solo una tessera di un mosaico molto più ampio in cui, per la gestione del parcheggio del molo della Marina, spunta anche un’assunzione decisiva. E’ quella della dipendente che gestiva la cassa del parcheggio da cui provenivano i soldi per Giuseppe Tito.
E’ questa una delle ricostruzioni fatte dalla tenenza della guardia di finanza di Massa Lubrense nell’inchiesta su Meta. Qualcuno l’ha già ribattezzata “Tito-gate” con il sindaco del Pd nei guai anche per strani intrecci legati al suo mandato di assessore. Tra questi c’è proprio l’ampio capitolo del parcheggio affidato alla cooperativa San Michele il cui amministratore risultava l’imprenditore Antonino Staiano, anche lui indagato.
Il business parte addirittura sei anni fa. E’ l’11 luglio 2011 quando, su proposta di Tito la giunta – all’epoca guidata dal sindaco Paolo Trapani (estraneo alle accuse) – dà la gestione del parcheggio incriminato anche a cooperative sociali di tipo B. Viene così arruolata la società Amps di Staiano – che nel 2014 si aggiudicherà anche l’appalto scuolabus – attraverso una determina dirigenziale del comandante dei vigili Rocco Borrelli (anche lui indagato). Pochi mesi dopo il parcheggio viene affidato alla cooperativa San Michele, nella quale risulta ancora Staiano come socio. Un giro, per la Procura di Torre Annunziata, in violazione della normativa che non consente affidamenti per servizi pubblici a quel tipo di società. L’anno successivo, la coop San Michele ottiene – sempre in via diretta – la gestione del parcheggio dopo che il consorzio Urbania, affidatario definitivo dopo una procedura aperta, viene interdetto per irregolarità. Spunta un’interdittiva antimafia e Borrelli revoca l’affidamento, «non richiede altri preventivi» si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, e si rivolge ancora la coop San Michele. C’è un frazionamento dell’appalto. Ma la coop ottiene pure la gestione delle strisce blu con tanto di proroghe. Nel 2013, Borrelli e Tito commettono – secondo le accuse – un cristallino abuso d’ufficio. Come? Affidando ancora alla coop San Michele il parcheggio La Conca. Viene a galla un’altra coop, la Cia, che conquista l’affare del parking del Molo di Meta per il 2013 nonostante a fine anno la società Terzo Millennio riuscirà a vincere il ricorso per la gara indetta nel 2011 e da cui era stata esclusa. Tra i soci della Cia risultano esserci sia Staiano sia Carmela Izzo la quale, mesi dopo, sarà assunta dalla coop San Michele per occuparsi della cassa da cui – per la finanza – veniva pagato Tito.
E’ un valzer che le fiamme gialle seguono passo dopo passo. Massima attenzione è dedicata pure al servizio di trasporto scolastico che nel 2014/2015 vede il Comune firmare un contratto con Amps. La società è guidata da Staiano. Per la Procura è un’intesa irregolare perché Amps non soddisfa i requisiti della normativa. Quali? Non possiede un’autorimessa a Meta e risulta già essere titolare di licenze Ncc.
La svolta però riguarda le tangenti. Tito – stando alle accuse – incassò 15mila euro in contanti provenienti dai proventi giornalieri del parcheggio gestito dalla coop San Michele. L’incarico di gestire «in via esclusiva» la cassa, per uno stipendio mensile di 1.500 euro, è nelle mani di Carmela Izzo la cui assunzione, nei confronti del presidente della cooperativa Nunzio Lardaro, fu roba di Staiano e Tito. Entrambi, per la Procura, indussero indebitamente Lardaro ad assumere Izzo.


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