L’urlo dei disabili dimenticati di Scafati: marcia e appello ai commissari

L’urlo dei disabili dimenticati di Scafati: marcia e appello ai commissari

L'urlo dei disabili dimenticati di Scafati: marcia e appello ai commissari

Una mattinata ardente, e non per il tiepido sole che hanno abbracciato la città. È quella vissuta dai ragazzi disabili del centro “Raggio di Sole”. Ieri, infatti, le famiglie – insieme all’operatrice che ormai li segue da anni, Ilenia Cardillo – hanno tenuto una conferenza stampa presso la parrocchia San Francesco di Paola, proprio nella struttura che in questi mesi ha provato a mettere una toppa alla sospensione del servizio del Piano di Zona. «Dal 31 luglio è scaduto il contratto con la cooperativa Emora che si occupa da 15 anni di sociale e non è stato possibile avere proroghe – esordisce così la dottoressa Cardillo davanti agli occhi attenti di ragazzi e genitori -. Lo spacchettamento del Piano di Zona ha portato alla formazione di tre nuovi ambiti. Prima era capitato che scadeva l’affidamento, ma la proroga arrivava puntualmente. Adesso, invece, non è stato più possibile. Ci era stato promesso che entro ottobre si ripartiva, invece solo grazie all’intervento di don Peppino si è riusciti ad ospitare i diversamente abili nei locali della chiesa. La situazione comunque è in stallo con aggravio di spese per le famiglie». 

L’aria che si respira ascoltando i commenti dei familiari è di rabbia e sfiducia nelle istituzioni. «Mia figlia tutti i giorni mi chiede quando riapre il centro, non so più cosa dirgli», la testimonianza di un papà di una delle tante giovani diversamente abili che, in quel centro, aveva trovato una seconda casa. Ma soprattutto una seconda famiglia. «Non chiediamo niente di eccezionale – commenta un’altra mamma -. E’ un sacrosanto diritto per i nostri figli». Tante storie che si intrecciano: c’è quella di una zia che, a causa della sospensione delle attività, è stata costretta ad abbandonare il lavoro. «Tutte le mattine andavo a fare le pulizie, adesso non posso andarci più – racconta con rabbia -. Mia nipote è orfana e sono io che mi prendo cura di lei. Ho dovuto lasciare il mio lavoro per starle accanto». I toni s’accendono, con il passare dei minuti il rammarico s’amplifica. Una situazione che porta le famiglie, accompagnate dagli operatori volontari, a prendere una decisione d’istinto: «Andiamo a protestare sotto al Comune. Dobbiamo far capire ai commissari che esistiamo e i problemi che siamo costretti ad affrontare». Dalle parole, in pochi istanti, si è passati ai fatti. Ed è così che il gruppo di persone adirate si reca davanti all’entrata di Palazzo Mayer che, però, il giovedì mattina è chiuso al pubblico. Si chiedono spiegazioni a qualche vigile urbano, o a qualche dipendente, per capire se al Comune è presente qualche componente della triade commissariale. Passa circa un’ora, con i “manifestanti” che pacificamente decidono di sostare nel parcheggio nel retro della casa comunale. Dopo pochi minuti, però, arrivano alcuni agenti della Polizia Municipale che, in maniera gentile, avvertono i familiari dei ragazzi che i commissari li avrebbero incontrati il giorno dopo (oggi per chi legge, ndr), visto alcuni impegni inderogabili al momento. Ed infatti, dopo circa mezz’ora dalla prima comunicazione, un dipendente comunale scende in cortile ed invita le poche persone rimaste a salire sopra, al momento, per avere un incontro (a porte chiuse) con il viceprefetto Maria De Angelis, componente della triade commissariale. Tra di loro anche l’operatrice del Centro Raggio di Sole, Ilenia Cardillo la quale, senza dubbio, ha spiegato l’urgenza di un cambiamento di marcia con l’esigenza di una riattivazione del servizio, e conseguente riapertura del centro, quanto prima possibile.


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