Tito-gate, l’accusa del pm: “Appalto scuolabus all’imprenditore che pagò mazzette al sindaco per il parcheggio”

Tito-gate, l’accusa del pm: “Appalto scuolabus all’imprenditore che pagò mazzette al sindaco per il parcheggio”

Tito-gate, l'accusa del pm: "Appalto scuolabus all'imprenditore che pagava mazzette al sindaco Pd"

Il Comune di Meta affidò il servizio di trasporto scolastico alla società Amps violando apertamente la normativa regionale. Si tratta dell’impresa di cui risulta amministratore Antonino Staiano. Ovvero di colui che, attraverso la sua cooperativa San Michele, gestiva il parcheggio del molo della Marina. Un’attività redditizia dai cui proventi, due anni prima, vennero versate mazzette per complessivi 15mila euro a Giuseppe Tito.

E’ questa una delle contestazioni più pesanti dell’inchiesta Tito-gate che solleva pesanti ombre sull’amministrazione di Meta. Per l’appalto scuolabus dell’anno scolastico 2014/2015 risultano indagati per abuso d’ufficio Tito (all’epoca era già sindaco), Staiano e la funzionaria comunale Rina Paolotti che, con propria determina dirigenziale, affidò all’Amps il servizio di trasporto scolastico.

Le ricostruzioni fatte dal sostituto procuratore Silvio Pavia e dalle fiamme gialle di Massa Lubrense dirette dai tenenti Nunzio Difonzo e Leonardo Cuneo sono soprattutto documentali. E’ dalle carte, sostanzialmente, che viene a galla l’intreccio tra Tito e Staiano.

Sul servizio di trasporto scolastico, fa da spartiacque l’affidamento alla Amps avvenuto l’11 settembre 2014. Paolotti decide di conferire l’affare alla società di Staiano. Secondo Procura e finanza, è un’irregolarità che si inserisce nel raccordo illegale allestito già da tempo tra il sindaco di Meta e l’imprenditore di Piano di Sorrento. Tito, che a detta degli inquirenti in questa storia svolge funzioni di «istigatore», ha un ruolo centrale nell’affidamento incriminato che fornisce un vantaggio economico ingiusto e importante allo stesso Staiano.

Stando alle accuse, Amps non poteva aggiudicarsi l’appalto. I motivi sono tre. Uno: la società non risultava iscritta all’albo regionale dei gestori del servizio di trasporto scolastico. Due: la stessa Amps non aveva a propria disposizione una rimessa sul territorio comunale di Meta «avendo esclusivamente la sede legale ed operativa a Piano di Sorrento». Tre: la società di Staiano era titolare di licenze di Ncc (noleggio con conducente) sull’intero territorio nazionale e ciò contrasta con la legge regionale. La conferma arriva dalla scoperta di un automezzo Ncc, di proprietà di Amps, targato ET581LV.

Irregolarità, secondo la Procura, che non fermarono l’iter. Amps si vide consegnare il servizio scuolabus due anni dopo l’estate 2012, in cui Tito riscosse tangenti per 15mila euro totali dalla coop San Michele dello stesso Staiano.


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