Portici, giocatore compulsivo racconta il suo dramma: «Puntavo fino a 500 euro al giorno»

Portici, giocatore compulsivo racconta il suo dramma: «Puntavo fino a 500 euro al giorno»

Portici, giocatore compulsivo racconta il suo dramma: «Puntavo fino a 500 euro al giorno»

Portici. Giocava anche 500 euro al giorno, schiavo della ludopatia che per venti anni lo ha tenuto prigioniero. Oggi quelle catene le sta spezzando grazie ad un percorso di recupero e si definisce ‘un uomo sereno’ che finalmente ‘ha ripreso la vita in mano’.

E’ la storia di Paolo (nome di fantasia) giocatore compulsivo in recupero, che ha raccontato il suo dramma al termine dello spettacolo sul gioco d’azzardo della Compagnia Itineraria ‘Gran casinò’ al teatro ‘don Peppe Diana’ a Portici (Napoli). L’iniziativa a cura del Centro di Ascolto Antiusura ‘don Pino Puglisi’ ha visto la partecipazione di cinque scuole superiori del territorio (Flacco, Levi, Enriquez, Silvestri e Nitti) premiate per il miglior tema redatto sulla ludopatia.

Una passione per il gioco nata all’improvviso, quella di Paolo. Sin dalla giovane età quando, appena 16enne, comincia a spendere la metà dello stipendio nelle macchinette mangiasoldi e di lì a poco, come risucchiato in un vortice, non riesce ad uscirne. I problemi si manifestano con l’apertura di una attività di autolavaggio, gestita in società col fratello, che dopo i successi iniziali va a rotoli a causa di indebitamenti per gioco, problemi con banche e finanziarie, fitti non pagati.

La vita familiare ne risente: le lunghe ore lontano da casa, davanti alle videolottery, vengono celate alla moglie come assenze dovute a motivi di lavoro mentre luce e gas vengono staccati per le bollette inevase. ”Non giocavo più per vincere ma per placare la sete di adrenalina e nel 2012 arrivai a giocare fino a 500 euro al giorno”. Quel ritmo economico si rivela ‘insostenibile’ e Paolo, per saldare i debiti di lavoro, fa ricorso agli usurai perché protestato. Neanche la malattia improvvisa di un familiare, le richieste di pagamento pressanti a cui non può fare fronte, lo spingono a smettere una volta e per tutte: le macchinette continuano a ingoiare i suoi soldi fino al punto che perde 8mila euro in un paio d’ore.

A marzo di tre anni fa, alla moglie racconta la verità e lei è decisa a lasciarlo. Ma la svolta arriva subito: Paolo si rivolge ad un suo collega di lavoro che, in precedenza, gli aveva parlato di una associazione che aiuta i giocatori anonimi ad uscirne fuori. Questa volta non ci sono indugi: accetta di farsi accompagnare e inizia un percorso di recupero. ”Quel giorno c’erano le elezioni dei servitori e poco ne capivo ma vedere tanti giocatori come me sorridere, mi ha trasmesso serenità. Ho ripreso la mia vita in mano e le uniche emozioni che cerco sono i sorrisi di mia moglie e dei miei figli”.


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