Tito-gate, il ricorso del pm: «Illegalità in Comune, il sindaco di Meta ha pericolosità sociale. Agisce per fini personali e commetterà altri reati»

Tito-gate, il ricorso del pm: «Illegalità in Comune, il sindaco di Meta ha pericolosità sociale. Agisce per fini personali e commetterà altri reati»

Tito-gate, il pm insiste: «Illegalità in Comune, il sindaco di Meta ha pericolosità sociale. Agisce per fini personali, è certo che commetterà altri reati»

Arresti domiciliari per il sindaco Pd Giuseppe Tito e l’imprenditore Antonino Staiano. Divieto di dimora per il comandante dei vigili urbani Rocco Borrelli e il “re” delle luminarie Aniello Donnarumma.
Sono le richieste del sostituto procuratore Silvio Pavia nell’appello presentato nei giorni scorsi al Tribunale del Riesame di Napoli. Impugnato il “no” dell’ufficio gip di Torre Annunziata che, prima della notifica degli otto avvisi di conclusione delle indagini, ha negato le misure cautelari invocate dal pm. Motivo? «Il lasso di tempo trascorso dai fatti» che risalgono al periodo 2012-2014. Come a dire: circostanze datate. Ma anche carenza di indizi, a detta del gip, per contestare la corruzione sull’appalto delle luci di Natale del 2014.
Eppure la Procura di Torre Annunziata la pensa diversamente e nel ricorso al Riesame – l’udienza deve essere fissata – elenca motivi e indizi per sostenere la necessità di arrestare Tito e Staiano e “confinare” Borrelli e Donnarumma, tutti nei guai dopo gli accertamenti della guardia di finanza di Massa Lubrense. Sotto la luce dei riflettori ci sono l’appalto per il parcheggio della Marina di Meta (estate 2012), l’affidamento del servizio scuolabus (anno scolastico 2014/2015) e la gara delle luminarie natalizie (festività 2014).
La bufera a Meta non si placa. Secondo la Procura, il primo cittadino va fermato. Perché il suo ruolo nell’inchiesta fa comprendere «il vasto stato di illegalità che permeava e permea gli uffici comunali». Tito, secondo il pm, anche ora ha una «pericolosità sociale» legata al fatto che il consigliere dem della Città metropolitana «sia facilmente incline ad instaurare rapporti corruttivi con gli imprenditori compiacenti e intimorire o “accattivare” con false lusinghe» chi tenti di mettersi in mezzo. La Procura evidenzia addirittura «che il suo agire è volto al solo fine di gestire in maniera privatistica la cosa pubblica. L’attività illegale appare così continua e persuasiva di ogni attività amministrativa». C’è un passaggio inquietante: «Più che pericolo di reiterazione del reato si può tranquillamente parlare di certezza di reiterazione». A supporto di questa tesi vengono elencate le determine dirigenziali che tra aprile e maggio 2016 hanno visto il Comune di Meta liquidare 700 e 79mila euro a società riconducibili a Staiano e Donnarumma per il trasporto di alunni e l’installazione di luminarie natalizie.
Per la Procura, i quattro indagati hanno «tentato più volte di sviare le indagini. La continuità delle condotte contestate costituisce circostanza che rende certa la realizzazione di condotte della stessa specie di quella per cui si procede». Pesa il fatto, a detta della Procura, che Tito e Borrelli – così come Staiano e Donnarumma – ricoprano ruoli apicali. Ovvero sindaco e comandante dei vigili urbani. «Le misure cautelari rispondono ai criteri di concretezza e attualità del pericolo di reiterazione – argomenta il pm -. Attualità non vuol dire vicinanza temporale rispetto ai fatti ma fondata sulla possibilità che l’indagato possa ancora porre in essere condotte criminali. I quattro soggetti continuano a svolgere oggi attività pubbliche e private che hanno consentito loro di porre in essere le condotte delinquenziali».


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