Ercolano: nella città degli spot anti-camorra, il sindaco ignora i murales shock

Ercolano: nella città degli spot anti-camorra, il sindaco ignora i murales shock

Murales dei clan a Ercolano

Ercolano. A Ercolano, la città del modello di lotta alla camorra studiato e imitato in tutto il mondo, i camorristi non ci sono più. Ma il ricordo di ciò che la camorra ha rappresentato per la città è lì, sotto gli occhi di tutti. E nessuno, finora, ha avuto il coraggio di cancellarlo.

A due passi dagli scavi, tra un albergo e un ristorantino, c’è un palazzo che da una parte affaccia sulla città antica e dall’altro su vico Moscardino: stradina che sbuca su corso Resina tristemente nota come il fortino del clan Papale.
Sulla facciata esterna di quel palazzo giallo c’è una scritta che fa a cazzotti con la storia e con l’immagine della città che ha messo in ginocchio i clan.

“Birra merda” c’è scritto con uno spray rosso sangue. Per chi non lo sapesse “Birra” non sta bevanda alcolica con la schiuma. Ma per clan Birra, la cosca che per anni è stata in lotta con i Papale e con gli Ascione, dando vita a una delle più tremende guerre di camorra della storia. Proprio di fronte a quel murales che nessuno sembra vedere, venne ucciso Antonio Papale, fratello del boss Luigi. Per quel delitto gli assassini dei Birra sono stati tutti condannati, grazie a una delle tante inchieste mastodontiche messe in piedi dall’Antimafia e dai carabinieri.

Quella scritta è lì da tempo, ma nessuno sembra vederla. Invisibile come i piccoli murales che si incrociano passeggiando con gli occhi puntati sui muri nei vicoli del centro storico, dove la camorra ha dettato legge per decenni. Ci sono nomi e cognomi dei boss tatuati sui muri. Da via Cuparella salendo fino in cima a Pugliano. Qui dove la camorra per decenni ha preso il posto dello Stato. Ci sono, ma nessuno li vede.

Nel 2009 l’ex sindaco Nino Daniele – paladino anti-camorra al quale vennero tributati anche murales di minaccia per il suo impegno anti-clan – scese in strada armato di vernice e iniziò a ripulire la città dalle scritte dei clan. Perchè erano simboli di un potere da combattere. Fece lo stesso il suo successore, Vincenzo Strazzullo che assieme ad alcune associazioni ripulì i murales della vergogna di via Pugliano.

Ma nella città anti-clan il ricordo di ciò che è stato resta ancora sui muri e nella memoria. Anche se nessuno sembra accorgersene.


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