Abusi edilizi, atti spariti e ritrovati in un armadietto del Comune di Meta. Il mistero all’alba dell’inchiesta Tito-gate

Abusi edilizi, atti spariti e ritrovati in un armadietto del Comune di Meta. Il mistero all’alba dell’inchiesta Tito-gate

Abusi edilizi, atti spariti e ritrovati in un armadietto del Comune di Meta. Il mistero all'alba dell'inchiesta Tito-gate

Meta. Il Comune di Meta, per la Procura di Torre Annunziata, è al centro di un sistema fuorilegge. Ma al di là delle ipotesi è anche teatro di incroci, carte sparite e ritrovate. Comprese le pratiche edilizie vip, quelle dei politici, che il Wwf mette al centro di esposti. L’ultima battaglia del Panda riguarda 47 box in un giardino di corso Italia di proprietà della società SO.GE.PA., che tra i comproprietari vede il vicesindaco Pasquale Cacace. Ma nel mirino finì anche l’hotel Giosuè a Mare della famiglia del sindaco Giuseppe Tito. Il primo cittadino, fino a qualche mese fa, possedeva il 13 per cento delle quote dell’immobile gestito dalla società Giosuè a Mare. L’amministratrice è Filomena Romano, madre del primo cittadino che, fino alle elezioni 2014 che lo videro trionfare, risultava socio.

Il primo esposto. E’ l’8 ottobre 2006, il Wwf penisola sorrentina attacca sui lavori nell’albergo. Parte una segnalazione per Procura e Corpo forestale dello Stato in cui si parla di «scavo di materiale tufaceo e realizzazione di opere edili» e di lavori che «stanno interessando il piano sotto l’albergo al confine con la spiaggia, attualmente schermato alla vista da cannucciati, ed è possibile accedervi anche da mare tramite una scaletta ed un cancelletto azzurro».

L’ordinanza sugli abusi. Vengono contestati abusi edilizi. Scatta un procedimento che sfocia nell’ordinanza comunale 3 del 16 gennaio 2007. L’atto viene notificato a Filomena Romano. Il Comune dispone la demolizione di cinque camere di cui due ricavate nella volumetria di un locale già esistente. Si quantificano un aumento di superficie pari a 59,35 metri quadrati e di volume pari a 182,82 metri cubi. La madre del sindaco, il 6 giugno 2007, si vede respingere l’istanza di accertamento di conformità.

Caso al Tar. Filomena Romano impugna al Tar l’ordinanza di demolizione e il rigetto dell’istanza di conformità. Nel frattempo, il 20 aprile 2011, carabinieri di Sorrento e tecnici comunali effettuano un sopralluogo in albergo. Vengono contestate altre opere. Il Comune, il 20 luglio 2011, notifica a Filomena Romano – nella qualità di legale rappresentante dell’hotel – una nuova ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi. E’ la numero 60 a firma del responsabile area urbanistica del Comune, l’architetto Maria Rosaria Visciano, che evidenzia che «la terrazza coperta posta al livello spiaggia risulta chiusa lungo tutto il lato prospiciente la spiaggia. Nello specifico le aperture del porticato tra i pilastri sono state chiuse da infissi in alluminio preverniciato di colore bianco, con conseguente un aumento di superficie utile, pari a circa 91 metri quadrati ed un incremento della cubatura pari a circa 364 metri cubi». Tutto effettuato «in assenza di autorizzazione paesaggistica» e «in assenza di permesso di costruire». Le opere «non risultano conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni». Motivo? Si è in zona A del Prg e zona 2 del Put dove «sono consentite esclusivamente – scrive Visciano – opere di manutenzione ordinaria, restauro conservativo e consolidamento statico». L’ordinanza viene trasmessa anche al sindaco dell’epoca Paolo Trapani, attuale segretario cittadino Pd, il partito di Tito. In quel periodo Tito è assessore. E secondo la Procura, pochi mesi dopo, intascherà mazzette.

Il Cormezz e la curva. Autunno 2012. Il Corriere del Mezzogiorno, in un pezzo di Fabrizio Geremicca, parla di «ordinanza nel cassetto». Tutto porta a un atto in attesa di firma richiamato in un elenco di arretrati girato nell’estate 2014 dal funzionario comunale Paola De Maio (indagata nel Tito-gate) allo stesso Trapani. Intanto il Tribunale di Torre Annunziata, il 18 novembre 2013, si pronuncia su un contenzioso che sfiora geograficamente l’hotel Giosuè a Mare. E’ quello che vede duellare il Comune e Cipa, un’impresa edile. Motivo? L’ente non ha pagato alla ditta 41mila 800 euro per lavori di miglioramento strutturale e adeguamento della galleria di viale Caruso. Cioè quella della curva dove è situato anche l’albergo. La zona subisce manutenzione e miglioramento delle condizioni di sicurezza per i pedoni. Vince il Comune. La ragione? Tra Comune e Cipa non venne mai firmato un contratto. C’è solo una trattativa privata tra la giunta dell’allora sindaco Bruno Antonelli e l’impresa. Tito, allora, è già impegnato in politica ma non in giunta.

Atti nell’armadio. Spunta un retroscena inedito. Primavera 2014. Tito si candida a sindaco, Trapani no. Tra i suoi ultimi atti Trapani chiede agli uffici lo stato dell’arte sulle pratiche di abusivismo. Il sindaco interroga l’ingegnere De Maio sulla regolarità dei procedimenti. Trapani richiama proprie note del 2012 ed esige una relazione. De Maio precisa che, avendo assunto la guida del settore pochi giorni prima, «ho stabilito con i collaboratori che nelle more dell’organizzazione dell’ufficio avremmo istruito i procedimenti in ordine al numero di protocollo a partire dal 10 febbraio 2014». E per date precedenti? «Nel caso fosse stata richiesta l’emissione di atti finali di procedimenti avviati prima di quella data avremmo richiesto note di sollecito». De Maio informa Trapani che era stata messa al corrente dall’architetto comunale Luigi Cacace che gli iter per «le acquisizioni al patrimonio degli immobili abusivi» sono «rimasti forse in sospeso dal giugno 2012». Ovvero sei mesi prima del Cormezz e un anno dopo la seconda ordinanza sul Giosuè a Mare. «Visto il tempo trascorso – scrive la funzionaria – ritenni in quella circostanza di differire l’esame dello stato di avanzamento di quei procedimenti al momento in cui il servizio fosse andato a regime». Ma «al momento non so se e dove sia conservata la documentazione». La svolta c’è il 7 maggio 2014 quando De Maio gira a Trapani notizie su 12 procedimenti di abusivismo la cui documentazione è ritrovata «aprendo l’armadio dell’ingegnere Russo» alla presenza del sindaco e dello stesso dipendente comunale. Tra queste posizioni, all’ultimo posto, c’è l’accertamento dell’inottemperanza di Filomena Romano per l’acquisizione a patrimonio comunale. L’atto è predisposto in data 6 giugno 2012, non è firmato (come per altri nove procedimenti) e non ci sono successive variazioni.

Il ristorante sul mare. Giugno 2014. Tito diventa sindaco, la finanza lo segue per il parcheggio del molo della Marina. Tre mesi dopo il Tar respinge i due ricorsi della madre. Poi esplode il Tito-gate che, sia chiaro, non riguarda affatto né la società né l’hotel che resta elegante con piano terra e ristorante che dà sull’intero litorale di Meta, tutto rifinito con nuove pietre, come altre località della penisola. La sala presenta infissi bianchi. Un colore che visivamente pare richiamare l’ordinanza del 2011.


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