Beni confiscati, un patrimonio “riconvertito” da coop e onlus

Beni confiscati, un patrimonio “riconvertito” da coop e onlus

Beni confiscati, un patrimonio “riconvertito" da coop e onlus

I risultati sono straordinari: 78 pratiche di riutilizzo censite su tutto il territorio regionale che in media occupano 5 persone e su cui operano mediamente 15 volontari e 16.541 beneficiari complessivamente. In Campania i beni sottratti ai clan sono, tra quelli immobili, 1.583 destinati e 1.171 in gestione. Mentre nell’elenco dei beni aziendali: 128 sono quelli destinati ad enti o associazioni, 360 in gestione e 197 usciti dalla gestione.

Eccola la fotografia del patrimonio sequestrato alla camorra in Campania, secondo i dati forniti ieri nel corso della presentazione di due studi sul riutilizzo dei beni confiscati promossi da Libera e dalla Fondazione Polis della Regione Campania. A parlarne sono stati tra gli altri, il presidente della Commissione regionale anticamorra e beni confiscati Carmine Mocerino, il presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Polis Geppino Fiorenza, il segretario generale Enrico Tedesco, il referente regionale di Libera Fabio Giuliani, il referente provinciale di Napoli Antonio D’Amore, Riccardo Christian Falcone e Angelo Buonomo, che hanno illustrato i contenuti delle ricerche, Clara Degni in rappresentanza del Comune di Napoli, l’amministratore delegato del consorzio Agrorinasce Giovanni Allucci, Giuseppe Scognamiglio di Radio Siani, il presidente di Federconsumatori Campania Rosario Stornaiuolo.

Libera è impegnata da anni nei processi di valorizzazione dei beni confiscati alle mafie soprattutto in percorsi di partecipazione e inclusione sociale attraverso i quali accompagna cooperative, associazioni, comitati civici in progetti di riutilizzo. Oltre al monitoraggio dei beni confiscati non ancora riutilizzati, nell’ultimo anno ha deciso di orientare la sua attenzione anche alle esperienze di riutilizzo. Da questa premessa nascono i due importanti studi che sono stati presentati oggi: il primo, promosso da Libera con il sostegno della Fondazione Italiana Charlemagne, dal titolo “BeneItalia. Economia, welfare, cultura, etica: la generazione di valori nell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie”, ha permesso di rintracciare, in tutto il territorio nazionale, 524 realtà sociali impegnate nella gestione di attività su beni confiscati. Con il secondo studio dal titolo “I beni confiscati come opportunità di sviluppo”, promosso da Libera Campania e Fondazione Polis, è stata analizzata la situazione campana con dati significativi: 78 pratiche di riutilizzo censite su tutto il territorio regionale che in media occupano 5 persone, su cui operano mediamente 15 volontari e 16.541 beneficiari complessivamente. Entrambi gli studi sono importanti per rappresentare lo stato dell’arte del riutilizzo sociale dei beni confiscati ma soprattutto raccontano uno spaccato dell’Italia operosa e virtuosa, che in molti territori si impone come modello socio-economico alternativo a quello mafioso. Ad oltre venti anni dall’approvazione della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, oggi i dati raccolti ci mostrano la bontà del cammino intrapreso. Emergono anche alcuni ostacoli, che le ricerche hanno voluto stigmatizzare affinché possa essere messa a sistema una più ampia e qualificata gestione dei beni confiscati alle mafie. Un quadro articolato, che necessita di politiche pubbliche di sistema e di un lavoro organizzato da parte dei soggetti gestori dei beni al fine di realizzare un nuovo welfare, praticando un modello di sviluppo sostenibile e solidale.

L’iniziativa ha rappresentato anche l’occasione per ricordare l’istituzionalizzazione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie del 21 marzo, approvata ieri all’unanimità dalla Camera dei Deputati.


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