Di Lello lancia la linea Orlando: “A Napoli i renziani ci temono. Partito da rifondare”

Di Lello lancia la linea Orlando: “A Napoli i renziani ci temono. Partito da rifondare”

Di Lello lancia la linea Orlando: "A Napoli i renziani ci temono. Partito da rifondare"

All’indomani del caos sul tesseramento il ministro della Giustizia, Andrea Orlando in corsa per la segreteria nazionale, alza il tiro annunciando che se non avrà certezza sulla provenienza dei voti non presenterà liste in Campania. Domani incontrerà l’ispettore inviato da Roma a Napoli, Emanuele Fiano per avere maggiori dettagli, mentre la componente locale appena ricevuti i dati completi sul tesseramento preparerà un  dossier da inviare al ministro che in settimana deciderà il da farsi. A sostenere la candidatura di Orlando in prima linea c’è il parlamentare dem, Marco Di Lello.

Onorevole Di Lello, quella di Orlando è solo una provocazione?

“No, se le competizioni sono truccate è inutile partecipare. Ovviamente non sono in discussione le Primarie”.

Ma la Convenzione, l’elezione dei delegati per l’Assemblea nazionale. Nel partito locale si mormora  che volete farla saltare perché qui non avete le tessere

“Altroché. I renziani dicono così perché evidentemente ci temono e fanno bene. Orlando su tutto il territorio sta riscuotendo un notevole successo, oltre le previsioni. In particolare abbiamo seguito nell’area vesuviana e flegrea, ma siamo fiduciosi su tutti i Comuni. A breve avremo una sede operativa a piazza Borsa a Napoli e ci saranno tante iniziative”.

Allora non si rischia di lasciare campo libero a Renzi?

“Certo, ma mi auguro che per il bene del partito non si arrivi a questo. Certo è che non si può affrontare il Congresso se restano ombre sul tesseramento”.

Fiano ha già parlato di “Anticorpi che hanno funzionato” e il  segretario provinciale Pd Venanzio Carpentieri di un tesseramento nel complesso “regolare”

“Il problema a Napoli e in provincia è politico. Il Pd va rifondato perché lo spirito di un partito che parla agli elettori qui non ha mai attecchito. Partito e voto sono stati concepiti come insieme di preferenze legate a singoli. Oltre questo non esiste un voto d’opinione perché non esiste una strategia e una proposta politica”.

Di chi sono le responsabilità?

“Negli ultimi tre anni di chi ha messo la testa sotto la sabbia anche in casi gravi e non è intervenuto, a partire da quando il Pd alle comunali ha preso l’11%”

Anche Lei allora ha sostenuto la candidata Valeria Valente, di cui era un fedelissimo

“Sì, ma il Pd già non c’era. Quella candidatura e quelle elezioni erano segnate da una fragilità interna del partito che anche nella consiliatura precedente aveva avuto una rappresentanza afona, incapace poi pure di presentare al Comune la lista Pd completa”.

A proposito di quei giorni Lei non si sente responsabile di quanto accaduto con i candidati ignari?

“Sono l’ultimo arrivato e ho chiesto scusa immediatamente. Anche se sono garantista resta fuori discussione il caos organizzativo e il paradosso che nessuno ad oggi sappia e dica con chiarezza chi ha portato quei nomi”.

Da dove si riparte? Mandando a casa Carpentieri come ha chiesto?

“Non c’è una personalizzazione, ma un dato reale: il Pd qui ha totalmente fallito. Sedi di circoli chiuse da anni anche nei grandi Comuni come Castellammare, mentre nelle periferie di Napoli, a cui dovremmo saper parlare più degli altri ,siamo stati pesantemente puniti. Il partito va commissariato”.

E la segreteria regionale? Va azzerata anche quella?

“Basta pensare al rapporto tra la segreteria e la giunta regionale per dare una risposta”.


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