Massacro al Parco Giusy di Torre del Greco, il figlio dei due pensionati uccisi: «Io in cella da innocente, farò causa allo Stato»

Massacro al Parco Giusy di Torre del Greco, il figlio dei due pensionati uccisi: «Io in cella da innocente, farò causa allo Stato»

Massacro al Parco Giusy di Torre del Greco, il figlio dei due pensionati: «Io in cella da innocente, farò causa allo Stato»

Il giorno più lungo della vita di Maurizio Sorrentino è cominciato alle 9 in punto di venerdì mattina, sotto il bagliore di un sole primaverile. Scortato dai suoi avvocati, Stefano Sorrentino e Gaetano Buondonno, l’assicuratore 66enne ha varcato la soglia d’ingresso del tribunale di Napoli. 

Puntuale e impeccabile, proprio come il giorno in cui uscì dal carcere dopo 17 mesi vissuti nelle celle di Poggioreale. Doppiopetto gessato con gilet e cravatta abbinata. Cappotto scuro sotto il braccio e un timido sorriso a celare l’ansia del momento. 

Seduto al fianco dei suoi legali ha assistito all’intero dibattimento senza tradire emozioni. Nemmeno davanti alla richiesta di assoluzione presentata dal Procuratore Generale. Sicuro della sua innocenza, Sorrentino si è alzato per chiedere la parola. Snocciolando, passo dopo passo, frase dopo frase, tutti i flash di  un delitto che ha segnato per sempre la sua vita. 

«E’ chiaro che sono innocente – il succo del concetto espresso da Sorrentino durante la sua “arringa” difensiva – Ci sono tante questioni che non sono mai state chiarite in questa vicenda. Se fossero state prese in considerazione altre piste avremmo potuto evitare tutto questo. E il delitto costato la vita ai miei genitori non sarebbe rimasto impunito». 

Uno sfogo accompagnato dalla ricostruzione dei fatti. Dall’attacco a ogni singola contestazione mossa nei suoi confronti. A cominciare dal movente economico, passando per l’orario del delitto e tutte le altre accuse. Pochi minuti per raccontare la sua versione. Poi di nuovo seduto a fianco ai suoi avvocati aspettando il verdetto: uno degli ultimi atti di una storia dai contorni incredibili. 

L’orologio segna le 13 in punto, quando Maurizio Sorrentino – con lo sguardo alto rivolto verso i giudici – ascolta la parola che voleva sentirsi dire: «Innocente». 

E’ quasi la fine di quell’incubo cominciato 8 anni fa. Un inferno condito da accuse infamanti e dall’onta del carcere. 

Adesso starà alla Procura decidere se presentare o meno ricorso in Cassazione contro la doppia assoluzione dell’assicuratore 66enne.  

Intanto, i legali di Sorrentino – smaltita la gioia per l’assoluzione-bis – sono al lavoro per presentare una mega-richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione. Per quegli oltre 500 giorni di carcere da “innocente”, l’assicuratore 66enne potrebbe incassare – al netto di altri indennizzi – centinaia di migliaia di euro. Un risarcimento “morale” come ripetono gli avvocati che però «non cancella ciò che ha dovuto subire». 

Il giorno più lungo della vita di Maurizio Sorrentino alle 14 è già finito. Quando, da uomo libero, varca la soglia del Tribunale per tornare a casa. Sul volto brilla un timido sorriso. In mano il cappotto scuro e la giacca leggermente sbottonata. Poi gli occhi bassi e un sussurro: «L’incubo è quasi finito». 


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