Napoli-Real Madrid: tutto in una notte, tutto in uno stadio

Napoli-Real Madrid: tutto in una notte, tutto in uno stadio

Napoli-Real Madrid: tutto in una notte, tutto in uno stadio

La notte dei desideri è un appuntamento con il destino che ferma una città intera, intesa ben oltre i suoi confini geografici. «Napule è mille culure», certo, però pure il maestro Pino Daniele sarebbe d’accordo nel fare un’eccezione per stasera, quando un San Paolo tutto tinto (solo) d’azzurro diventerà la lente d’ingrandimento d’una passione planetaria, in una febbre da Champions che contagerà ogni angolo del mondo in cui batta un cuore partenopeo. Napoli-Real Madrid, allora. Ripartendo da quel 3-1 incassato al Bernabeu che sa di (mezza) sentenza difficile da ribaltare, e però con un “appello” da giocare davanti a 60mila innamorati che spingeranno di brutto per provare a far sì che l’impresa diventi miracolo.

Benvenuti al Sud, galacticos

Ieri mattina i blancos sono arrivati a Palazzo Caracciolo e hanno cominciato a respirare il clima infuocato d’una partita dall’emotività fortissima, pure per loro, consumati protagonisti dal palcoscenico internazionale, e che normalmente approccerebbero a un ottavo di finale con la scioltezza con cui un cantante di lungo corso scalda una piazza dal palco d’un capodanno qualsiasi. “Qualsiasi” un corno (!), avrà pensato il Real atterrando all’aeroporto di Capodichino. L’accoglienza è stata civile, però abbastanza “tosta” da far capire ai madrileni che al San Paolo ci sarà da stringer l’anima tra i denti per custodire il vantaggio maturato all’andata. A Cristiano Ronaldo hanno dedicato una pizza, ma pure urlato un «lòta» di cui il pluri-Pallone d’Oro avrà solo intuito il significato, anche se senza grossi margini d’errore nel distinguo tra l’epiteto e il complimento. Giusto un assaggino della pioggia di fischi che cadrà copiosa stasera, a mo’ di grandinata, quando il Real comincerà a sciorinare il suo palleggio.

I 60mila e non solo

Gioca un popolo intero, assieme alla squadra di Sarri, e l’abusato stereotipo del 12esimo uomo in campo stavolta diventerà metafora reale dell’aiuto cui il Napoli potrà aggrapparsi per cercare di trasformare in realtà il sogno che all’ombra del Vesuvio si sussurra soltanto sottovoce. Inguaribili scaramantici, i partenopei. A maggior ragione oggi, che per volare tra le “magnifiche otto” d’Europa non basterebbe vincere, ma servirebbero almeno due gol di scarto, con tutte le molteplici combinazioni del caso. «No pasa nada», a dirla alla spagnola: l’apoteosi azzurra va da sé, ed è qualcosa più d’una speranza, flebile quanto si vuole, da cullare in 90 e chissà se più minuti di partita. Perché una notte così salta a piè pari dalla cronaca alla storia, e allora il privilegio di viverla è suggestione troppo forte per fossilizzarsi su auspici e previsioni d’un esito complesso.

A spasso nel tempo

No, non è l’insopportabile ricorso a De Coubertin, barone francese che lo sport lo viveva solo per ostentare la sua nobiltà. Al diavolo roba del tipo «l’importante è esserci, partecipare», «comunque vada sarà un successo» o banalità simili. L’attesa di Napoli-Real Madrid, che avvolge e travolge fino a consumare, è qualcosa di più. È, per esempio, il momento dell’orgoglio e del riscatto di chi ha vissuto il travaglio degli anni bui, a cavallo tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo: le stagioni della serie B da comparsa, delle illusioni passeggere, del fallimento e della ripartenza in C da Acireale, Giulianova e Manfredonia. E non è neppure una forzata ridondanza del De Laurentiis pensiero, talmente (e legittimamente) orgoglioso della sua escalation al punto da diventar “disco rotto” nel ricordare «dove ho preso il Napoli, quando non c’erano neppure i palloni». È semplicemente un guardarsi alle spalle e poi dentro, per riscoprire uno sportivissimo calvario ch’è (ri)diventato sogno. Magari, stavolta sì, la memoria di quei giorni, tra Teramo e San Benedetto del Tronto, passando per la beffa di Avellino che allungò il calvario in terza serie, potrà tornare utile a far sentire al “nobile” Real Madrid la carica di chi ha vissuto e battuto la “miseria” del calcio, per riprendersi la dimensione che gli spetta. Adrenalina pazzesca, più forte pure dell’urlo «Champions» che riecheggia ogni sera d’Europa a Furiogrotta. La notte dei desideri non è solo un 3-1 (difficile) da ribaltare…


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