Napoli respinge la corte di Salvini: protesta e una canzone anti-Lega

Napoli respinge la corte di Salvini: protesta e una canzone anti-Lega

Napoli respinge la corte di Salvini: protesta e una canzone anti-Lega

Le note saranno quelle di un testo inedito, creato apposta per l’occasione. La canzone s’intitola “Gente do’ Sud” e sarà la colonna sonora del corteo di protesta contro la presenza del leader della Lega Nord, Matteo Salvini, il prossimo sabato a Napoli. L’elenco degli artisti che hanno dato vita a questo progetto è molto ricco: alla voce si alterneranno Valerio Jovine, Ciccio Merolla, Simona Boo (99 Posse), O’Zulù (99 Posse), Djarah Akan, Valentina Stella, Andrea Tartaglia, O’Rom, Dario Sansone (Foja), Francesco Di Bella, Eugenio Bennato, M’Barka Ben Taleb, Roberto Colella (La Maschera), Franco Ricciardi, Gnut, Tommaso Primo e i rapper Peppe Oh, Speaker Cenzou, Oyoshe, Tueff e Dopeone. Ospiti d’eccezione James Senese e Enzo Gragnaniello. Ma qual è il significato del testo con cui sarà simbolicamente “accolto” il leader della Lega? «La nostra canzone non parla di Salvini – spiega  Luca Persico, alias O’Zulù, voce dei 99 Posse – ma della società accogliente, multietnica e multiculturale che contribuiamo a costruire. Napoli è da sempre città dell’accoglienza, in tanti che cercheremo di raccontarci e raccontare questa città ma non racconteremo il nostro nemico». Alla canzone-inno del corteo si aggiunge l’appello anti razzista sottoscritto finora da docenti, artisti, intellettuali. Ecco uno stralcio del testo: «Il capo della Lega oggi è il riferimento istituzionale della destra xenofoba e razzista in Italia. Fino a ieri lo abbiamo sentito gridare contro meridionali e napoletani, oggi indossa un vestito nuovo e vuole coinvolgere il Sud nel suo progetto lepenista e trumpista. Tra le fila del suo schieramento ci sono organizzazioni come Casa Pound da cui sono usciti personaggi che, negli ultimi anni, hanno commesso crimini odiosi contro migranti, persone Lgbt e studenti. Il razzismo come il fascismo non sono opinioni». «La proposta politica del suo movimento – si legge ancora nell’appello – è la “ruspa”, un macchinario che deve travolgere persone e diritti  gridando a una fantomatica invasione dei popoli migranti. Il suo arrivo a Napoli chiama in causa tutti e non può essere ridotto a uno scontro tra leghisti e centri sociali. Sono chiamate in causa soprattutto le forze sociali, civili e intellettuali. Napoli e il Mezzogiorno hanno una lunga tradizione di accoglienza. Oggi la Calabria e la Sicilia sono le prime spiagge su cui mettono piede rifugiati e profughi di guerre o povertà, Lampedusa è il simbolo di questa accoglienza. E la nostra città, capitale del Mediterraneo, da sempre è un luogo aperto e multietnico».


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