8 marzo: Pompei, negli Scavi la Venere in bikini d’oro

8 marzo: Pompei, negli Scavi la Venere in bikini d’oro


Un ‘trikini’ tutto d’oro era probabilmente il sogno di una giovane donna di Pompei ai tempi dell’eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C. E’ questo speciale indumento prezioso a rendere unica la statua in marmo bianca della dea Venere che e’ stata esposta oggi dalla Soprintendenza degli Scavi di Pompei in occasione dell’apertura straordinaria, con ingresso gratuito per le donne, per celebrare la festa dell’8 marzo. Sono state 1.807 le donne che hanno approfittato della speciale opportunita’ offerta dal ministero dei Beni Culturali. Soprattutto giovanissime le visitatrici che hanno voluto trascorrere la festa della donna negli Scavi di Pompei. Gli ingressi totali sono stati 5.562, di cui 4.070 gratuiti (studenti, insegnanti e under 18) e 1.492 paganti. La statua della Venere in bikini d’oro era la principale attrazione della giornata. Eccezionalmente trasferita dal Mann all’interno della domus che porta il suo nome, e’ mito di bellezza, di castita’ ed erotismo insieme. La dea e’ agghindata da un ‘tre pezzi’ dipinto in scaglie d’oro, rappresentata mentre scioglie i lacci di un sandalo, sorretta da un amorino e da un Priapo. “L’intera scena ha un forte simbolismo erotico, perche’ sciogliere il sandalo, nella iconografia antica, sin dall’Alessandria prima di Cristo, prelude allo svestirsi per donarsi in un incontro d’amore. E della statuina fanno parte anche il Priapo e l’amorino che rivelano le intenzioni d’amore carnale della Venere – spiega il direttore generale della Soprintendenza, Massimo Osanna – Abbiamo aperto questa domus per un giorno, prima che sia avviato il restauro, poiche’ celebra la donna sotto molti punti di vista. Gia’ le ‘fauces’, l’ingresso, sono una galleria di volti femminili. Nel biclinio, due affreschi richiamano cio’ che non si deve fare con una donna e quello che si deve fare con lei. C’e’ il mito di Atteone, che sorprende Artemide con le sue ninfe nude al bagno e questa, che rappresenta la castita’, spaventata fa sbranare il guardone dai suoi cani”. Accanto alla parete c’e’ la rappresentazione dipinta di Paride chiamato a giudicare la piu’ bella, tra Atena, Era e Afrodite. “Questa scena rappresenta cio’ che con la donna si puo’ fare – spiega Osanna – Qui, infatti, la bellezza di Afrodite vince sul potere delle altre due contendenti dell’Olimpo. Le scene offrivano temi di discussione agli ospiti dei banchetti, come nelle grandi ville di Oplontis e San Marco, sono rappresentazioni allusive per dare spunto a discorsi colti sui valori della vita”. La vera sorpresa e’ nel cubicolo che presenta l’affresco di Piramo e Tisbe, antesignani del tragico amore di Romeo e Giulietta. Piramo crede Tisbe morta, sbranata da una belva, e disperato si uccide. Quando lei – che non era morta – scopre di avere perso l’amato, si toglie la vita e muore distesa sul suo corpo. La domus della Venere in bikini sara’ riaperta tra un anno, mentre la statuina in bikini torna alla sezione erotica nel Museo archeologico di Napoli.


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